Nel frattempo i russi avanzano in diverse aree del paese

Nelle scorse ore Volodymyr Zelensky ha ammesso le difficoltà che l’esercito ucraino sta registrando sul terreno, vedendosi talvolta costretto a indietreggiare a causa delle operazioni russe che si intensificano in vari punti del paese. Ma a impensierire il presidente ucraino, adesso, è anche l’indagine annunciata dall’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e dalla procura anticorruzione (Sapo). L’inchiesta riguarda un presunto giro di tangenti nel settore energetico e coinvolge diverse figure, alcune anche vicine al presidente (nel frattempo è stato sospeso il ministro della Giustizia). Una situazione che Mosca non si è lasciata sfuggire. Il Cremlino ha fatto sapere, tramite il portavoce Dmitri Peskov, citato dalle agenzie russe, che ha «preso atto» dello scandalo. Secondo la sua versione, i paesi occidentali cominciano a capire che «una parte significativa» delle donazioni all’Ucraina «viene rubata dal regime di Kiev». «Riteniamo che in effetti nelle capitali europee se ne siano accorti e anche negli Stati Uniti. Questi Paesi sono donatori molto attivi del regime di Kiev. Questi paesi stanno iniziando a rendersi conto che una parte significativa dei soldi che prendono dai loro contribuenti viene rubata dal regime di Kiev. È assolutamente evidente e sempre più persone lo capiscono», le parole di Peskov. Intanto la Russia si è anche dichiarata disponibile a riprendere i negoziati con l’Ucraina a Istanbul, interrotti mesi fa. Almeno stando ad Alexei Polishchuk, capo del dipartimento del ministero degli Esteri russo per i paesi dello spazio post-sovietico. «Al momento i negoziati sono paralizzati da Kiev. I rappresentanti turchi hanno chiesto più di una volta di riprenderli. La parte russa è pronta a farlo. La palla è dalla parte ucraina», ha affermato il funzionario, come riferito dalla Tass.