di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale della Fenice di Venezia ha scatenato una protesta che rischia di andare ben oltre il legittimo dissenso nei confronti della fondazione che gestisce il Teatro. Ed è nostro dovere dire con chiarezza che l’Ugl, a fronte della gogna pubblica che l’ha ingiustamente coinvolta, esprime solidarietà umana e professionale nei confronti di Beatrice Venezi, perché nessun artista deve essere attaccato per il proprio ruolo o per le proprie scelte artistiche. Contestazioni così dure non hanno molti precedenti. Se fossero state realmente basate su motivi oggettivi, come sostengono i fautori delle proteste, e non su pregiudizi ideologici, avremmo dovuto assistere a reazioni simili anche in altri casi. E invece non è stato così. Possibile che non ci siano mai state nomine “collegabili” all’area di sinistra passibili di critica? Certo che ci sono state, e non poche, in tanti anni di amministrazioni riconducibili al mondo “dem”. Eppure, allora, nessuno ha alzato la voce, nessuno ha organizzato cortei o scioperi. Questa è la prova evidente della faziosità di certe proteste, che rischiano di tradire quel principio di libertà culturale, che sostengono, invece, di difendere. Le mobilitazioni contro il direttore Venezi — dalle quali molti addetti ai lavori stanno peraltro prendendo le distanze — vanno ricondotte a ragioni che sembrano più politiche che artistiche e questo è francamente inaccettabile. Il merito, le capacità, la professionalità, questi sono i criteri che devono guidare le scelte, non i pregiudizi, non le logiche punitive. La musica non può diventare un campo di battaglia ideologica. I lavoratori dello spettacolo, gli orchestrali, i coristi e tutte le maestranze che operano ogni giorno nei teatri italiani meritano rispetto e riconoscimento, così come chi li guida con dedizione. Le proteste devono servire a migliorare il dialogo e le condizioni del settore, non a demolire una persona o un percorso artistico. Per questo oggi l’Ugl, con i nostri Ugl Creativi guidati da Cesare Rascel, ha organizzato una conferenza stampa a Roma, dal titolo “La musica non cambia – Il caso Venezi”, con l’obiettivo da un lato di manifestare la propria contrarietà verso questa mobilitazione faziosa e dall’altro la propria vicinanza, oltre che nei confronti di Beatrice Venezi, anche di tutti quei professionisti che ogni giorno tengono in piedi il settore artistico con rigore, competenza e passione. Il mondo culturale deve smettere di essere uno strumento propagandistico al servizio della sinistra, un luogo inaccessibile a chi abbia valori conservatori, ma deve tornare ad essere un bene comune, non solo perché è alla base dell’identità della nostra comunità, non solo per salvaguardare il diritto alla libertà di pensiero, ma anche perché una cultura ideologizzata perde in termini di qualità e capacità di riflessione e innovazione. La “musica” deve cambiare.