Tra campionato e coppe, il reparto offensivo bianconero si è rivelato troppo sterile

Ancora una volta, in casa Juventus, tira aria di rivoluzione. Con l’arrivo di Luciano Spalletti, che ha ereditato la panchina da Igor Tudor, alla Continassa si sente il bisogno di una ventata di aria fresca, a partire dall’attacco: ad oggi, nonostante gli investimenti estivi, il reparto offensivo non sta dando i risultati sperati. Pochi, troppo pochi, i gol messi a segno dagli attaccanti bianconeri. Al momento il nome “più caldo” è quello di Dusan Vlahovic, messo alle porte ad inizio stagione, per poi tornare nuovamente il punto di riferimento. Il suo contratto scade nel 2026 e l’ingaggio da 12 milioni a stagione pesa troppo sulle casse del club. Due, dunque, sono gli scenari possibili. O il calciatore serbo abbasserà le sue richieste oppure andrà a scadenza, liberandosi dal legame con il club juventino a parametro zero. Quest’ultima opzione, però, potrebbe anche tradursi nella decisione della guida tecnica di relegare Vlahovic in panchina fino al termine del campionato. Situazione in stallo anche per Kenan Yildiz. La trattativa per allungare il contratto, in scadenza al 2029, al 2030 si sta rivelando complicata, a causa delle richieste del giovane turco, che “pretende” un aumento: dagli attuali 1,7 milioni percepiti ogni anno, vorrebbe passare a quasi sei milioni. Una richiesta che, al momento, la società bianconera non sembra intenzionata a soddisfare, limitandosi ad offrire uno stipendio da cinque milioni di euro. Infine, Jonathan David e Loïs Openda. Il canadese, arrivato a parametro zero, non ha rispettato le attese di tifosi e dirigenti. E non è escluso un suo addio già a gennaio. Con quale destinazione? Forse Milano, sponda rossonera. Diverso il discorso per Openda: il suo riscatto dal Lipsia scatterà solo in caso di qualificazione alla prossima edizione della Champions League.