Gli effetti collaterali della vittoria di Mamdani. Primo ostacolo: la tassazione punitiva dei redditi non compete al sindaco, che deve avere il via libera per aumentare le imposte sugli ultraricchi direttamente dal governatore
Salutata anche in Italia con grande attenzione, la vittoria dell’outsider Zohran Mamdani, 34 anni, socialista, musulmano di padre ugandese e madre indiana, alla carica di sindaco di New York, è un vero e proprio terremoto. Più per i democratici che per i repubblicani, però. «Splendida vittoria di Zohran Mamdani a New York! Con un messaggio chiaro contro il caro vita: per una città che tutte e tutti si possano permettere….», così ha esultato la leader del PD, Ellie Schlein, per un programma, quello del socialista Zhoran Mamdani, che il Pd in quasi 20 anni di storia non si è mai sognato di presentare. Il nuovo sindaco intende, infatti, rendere la città più cara d’America accessibile per tutti i suoi 8,5 milioni di abitanti «congelando» per quattro anni il prezzo degli affitti calmierati; migliorando i trasporti pubblici e rendendoli gratuiti; lanciando negozi di alimentari e supermercati di proprietà comunale, che acquistino e vendano a prezzi all’ingrosso; offrendo asili nido e scuole materne pubbliche per i bambini sotto i 6 anni. Insomma, un programma che neanche Bonelli e Fratoianni – e nemmeno Giuseppe Conte – avrebbero l’ardire di presentare e che neanche democratici ex presidenti, come Obama e Clinton, hanno pensato di appoggiare. Per fare tutto questo, il neoeletto sindaco intende trovare le risorse necessarie attraverso l’imposizione di tasse sugli ultra-ricchi. Come? Aumentando l’aliquota dell’imposta sulle società per allinearla all’11,5% del New Jersey; tassando le persone che guadagnano più di 1 milione di dollari con un’imposta sul reddito extra del 2%. Peccato la competenza della tassazione spetti al Governatore e non al Sindaco. Anche, ma non solo, per la realizzabilità del suo programma, Zohran Mamdani è una grossa sfida per quelli del suo stesso campo politico, cioè per “le sinistre”, soprattutto quelle più riformiste e moderate, che hanno più possibilità di governare, ma a corto di risposte per il ceto medio. È un alieno alla guida di una delle capitali mondiali del liberismo. Che, tuttavia, secondo il Corriere della Sera, non è più la meta preferita dei cosiddetti ultramilioniari, passati dal 13% del 2010 al 9% del 2022, a causa delle alte tasse pagate per il «generoso» welfare cittadino. Se Mamdani dovesse fallire, sarebbe un grosso problema per i partiti di sinistra a corto di leader e di visioni. Allo stesso modo se dovesse riuscire, perché costringerebbe tutti a dimostrare di saper fare altrettanto.