di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Nel giro di pochi giorni la Pubblica amministrazione ha completato i rinnovi contrattuali per circa 1,6 milioni di dipendenti: prima gli enti locali, poi il comparto scuola e ricerca. Si chiude così una partita che ha coinvolto tutto il pubblico impiego, dai ministeri alla sanità, per un totale di 3,4 milioni di lavoratori, con un risultato che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. Il ministro Zangrillo ha voluto imprimere un’accelerazione decisiva: «Abbiamo concluso a tempo record questa tornata contrattuale e ora cominciamo a lavorare al ciclo 2025-2027». Un segnale che restituisce credibilità al sistema pubblico e concretizza il dialogo con le parti sociali. Gli aumenti non sono simbolici: si tratta di incrementi complessivi tra il 12 e il 14%, con rialzi medi di 150 euro mensili per i docenti, 110 per il personale Ata e fino a 240 euro per i ricercatori. Per molti lavoratori arriveranno anche arretrati consistenti, con numeri che rappresentano un contributo reale al recupero del potere d’acquisto. Ma, oltre alla PA, nella prossima legge di bilancio è presente una misura importante, destinata a favorire i rinnovi contrattuali anche al settore privato: gli incrementi ottenuti grazie ai nuovi contratti collettivi, per i redditi fino a 28mila euro, saranno infatti tassati solo al 5%, uno strumento tangibile per favorire la ripresa della contrattazione e incentivare imprese e sindacati a raggiungere rapidamente nuovi accordi. È una scelta di politica del lavoro equilibrata, che punta a valorizzare la contrattazione come strumento di crescita. Ora la palla passa, quindi, al settore privato, nel quale molti contratti sono scaduti da anni, con trattative ferme. Se la Pubblica amministrazione ha fatto la sua parte e il Governo ha predisposto le condizioni per rendere i rinnovi più sostenibili, è giusto, adesso, aspettarsi un passo avanti anche dalle imprese private. In questo contesto, anche il sindacato è chiamato a un ruolo costruttivo. Le critiche al Governo fanno parte del confronto democratico, ma non possono diventare un riflesso automatico, anche in assenza di motivazioni reali. È il momento, invece, di concentrarsi sui risultati, rimettendo in moto un meccanismo di negoziazione con i datori privati che restituisca fiducia e stabilità, con la capacità di chiudere accordi che accrescano il reddito dei dipendenti, con un sindacato motore propulsivo per una stagione di rinnovi, che consenta non solo ai lavoratori di recuperare il potere d’acquisto perso negli anni passati, a proprio beneficio e per contribuite ai consumi e alla crescita, ma che diventi anche un’occasione per modernizzare il lavoro in Italia ed aumentare la competitività del sistema produttivo. Un traguardo possibile se tutti — Governo, imprese e sindacati — faranno la loro parte, senza pregiudizi e con uno sguardo comune al futuro.