Nordio: «Mi auguro che venga mantenuto in termini pacati, razionali e non politicizzati»
All’indomani del via libera del Senato alla riforma sulla Giustizia, arriva l’annuncio: la raccolta firme tra i parlamentari di maggioranza per chiedere il referendum confermativo, che si dovrebbe tenere tra metà marzo e aprile del 2026, scatterà dalla prossima settimana. Per i deputati, serviranno 80 firme. Più bassa la quota per i senatori, che si ferma a 40 (anche i partiti che animano l’opposizione – Movimento 5 stelle, Partito democratico, Alleanza Verdi Sinistra – hanno annunciato un’iniziativa analoga). «Il prossimo step sarà il referendum», aveva osservato ieri il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine dell’approvazione, arrivata, ricordiamo, con 112 voti a favore, 59 contrari e nove astenuti. «Mi auguro che venga mantenuto in termini pacati, razionali e non politicizzati, nell’interesse della politica e soprattutto della magistratura, alla quale mi sento ancora di appartenere», aveva concluso il ministro, promettendo di «spendersi in prima persona». Il referendum «deve essere una consultazione sulla giustizia. Non ci saranno in ogni caso conseguenze per il governo. Quindi io penso che sia una scelta più facile. Chi pensa che nella giustizia vada tutto bene, voterà contro la riforma, quindi voterà no. Chi pensa che invece possa migliorare, voterà a favore della riforma e quindi voterà sì», sono state invece le parole del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il referendum confermativo, ricordiamo, non prevede l’obbligo di quorum di partecipazione: il risultato è determinato dalla maggioranza relativa dei voti validi, a prescindere dall’affluenza.