A rischio la produzione di auto in Europa. Bloccate le riesportazioni di microchip dalla Cina. Per Acea, «non esistono sostituti pronti»

È di nuovo allarme Ue sui chip e sulla produzione di auto nel Vecchio Continente. L’allarme lo ha lanciato Acea, l’Associazione dei costruttori europei, sempre più preoccupata perché «le scorte di riserva dei chip stanno finendo» e la produzione è «a rischio immediato», a causa del blocco della fornitura di microchip fondamentali e essenziali per la produzione. Non processori sofisticati, ma elementari – quelli che controllano luci, centraline, freni, sensori – senza i quali nessuna auto può uscire dalla linea di montaggio. Il problema è che «non esistono sostituti pronti» e gli impianti di Volkswagen, Stellantis, Renault e Volvo dipendono da componenti Nexperia. Al punto che alcuni stabilimenti potrebbero fermare la produzione entro novembre. Come si è arrivati a tutto questo? A fine settembre, l’Olanda ha deciso di porre sotto il suo controllo, invocando la “Goods Availability Act”, la Nexperia, società olandese controllata dalla cinese Wingtech, che produce le lastrine dei semiconduttori, inviate in Cina per alcuni test e il confezionamento, per poi essere reimportate nel Vecchio Continente. La risposta di Pechino non si è fatta attendere con un “bel” divieto di riesportazione verso l’Europa della maggior parte dei prodotti finiti Nexperia. Secondo alcune fonti, ogni vettura prodotta nel Vecchio Continente contiene 500 chip Nexperia, che diventano oltre 1.000 nei modelli elettrici. Si dice che il suggeritore della mossa olandese siano stati gli Stati Uniti, in richiesta di un maggiore controllo sulle tecnologie sensibili. La Cina ha risposto toccando il punto debole dell’industria Ue. Adesso tocca all’Ue risolvere anche diplomaticamente il problema.