Ponte sullo Stretto, dopo il “no” della Corte dei Conti, Governo sempre determinato a realizzarlo. Meloni: «Ennesimo atto di invasione della giurisdizione». Salvini: «Il problema è che la scelta sul Ponte non è uno sgarbo alla Lega ma a tutti gli italiani»

Si potrebbe quasi dire, bastone e carota. Ieri, i magistrati contabili hanno bocciato la decisione del Cipess di agosto che aveva approvato il progetto definitivo dell’opera. Oggi, la riforma costituzionale della giustizia è stata approvata nell’aula del Senato con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti. Due fatti che arrivano al cuore delle politiche del governo Meloni e che, per questo, continueranno, insieme, a far discutere. Sul Ponte, dopo il “no” della Corte dei Conti, l’esecutivo ha dichiarato di essere determinato ad andare avanti e per questo è stata convocata una riunione sul Ponte a Palazzo Chigi, a cui hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepresidenti Matteo Salvini e Antonio Tajani e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Risultato: l’esecutivo attenderà la pubblicazione delle motivazioni della delibera della Corte dei Conti con l’obiettivo di replicare e «procedere con la realizzazione dell’opera», è scritto in una nota di Palazzo Chigi. «Solo dopo averne esaminato nel dettaglio i contenuti, il Governo provvederà a replicare puntualmente a ciascun rilievo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento. Rimane fermo l’obiettivo, pienamente condiviso dall’intero Esecutivo, di procedere con la realizzazione dell’opera». Reazioni “a caldo” sono arrivare sia da parte della maggioranza sia dell’opposizione, rappresentata anche da una sempre più militante Cgil. «La mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera Cipess è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento», ha affermato la premier Giorgia Meloni. «Sul piano tecnico, – ha sottolineato – i ministeri interessati e la Presidenza del Consiglio hanno fornito puntuale risposta a tutti i rilievi formulati per l’adunanza di oggi; per avere un’idea della capziosità, una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer». In un’intervista al Corriere della Sera, il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha dichiarato senza nascondere di essere infuriato: «Questi signori non ci fermeranno», considerando il pronunciamento della Corte dei Conti come politico. «Ma è chiaro – ha detto al gioralista Marco Cremonesi – Ora, l’11 dicembre, ci sarà il mio processo in Cassazione per la vicenda Open Arms e chissà cosa accadrà… Il problema è che la scelta sul Ponte non è uno sgarbo alla Lega ma a tutti gli italiani. Lo fanno contro tutti».