di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Se l’ultimo rapporto Istat attesta la presenza in Italia di 5,7 milioni di persone, di cui oltre 1,2 milioni minori, in stato di povertà, oggi su Quotidiano Nazionale è stata pubblicata un’interessante analisi dei dati, con l’obiettivo di interpretarli in modo chiaro. Un’iniziativa utile, se si intende comprendere appieno il fenomeno per poterlo, di conseguenza, affrontare e risolvere. Primo elemento, una data spartiacque: la crisi del 2008, e poi quella del 2011, perché il problema della povertà è esploso, non solo da noi ma in tutto il mondo occidentale, in seguito a questi eventi. Un altro fattore essenziale da considerare è poi il rapporto fra immigrazione e povertà: se oltre il 35% delle famiglie straniere si trova in stato di deprivazione, per quelle italiane il dato scende al 6,2%, numeri che chiariscono le grandi difficoltà del sistema-Italia ad assorbire la grande massa di stranieri giunti nel nostro Paese, molti dei quali non riescono ancora ad avere standard di vita considerati adeguati in Occidente, anche a causa dell’assenza di quella rete familiare che invece hanno gli Italiani, che, costituisce un vero proprio sistema di welfare informale, determinante per affrontare i periodi di difficoltà economica senza scivolare nella deprivazione. Poi, la questione Meridionale: in Calabria, Campania, Sicilia e Puglia il rischio di povertà o esclusione sociale oscilla tra il 48,8% e il 37,7%, ben oltre la soglia critica del 33% fissata dagli indicatori comunitari, all’estremo opposto, Bolzano registra appena un 6,6%, tra i valori più bassi dell’intera Unione. Segno evidente di quanto ancora l’Italia viaggi a due velocità, con opportunità di vita cambiano radicalmente a seconda del luogo di nascita, anche se ora finalmente si intravedono dei cambiamenti, e con a margine anche un dato “scomodo”, la maggiore diffusione del lavoro irregolare, che non traspare nei redditi dichiarati e quindi fa crescere il dato sulla povertà. Infine, resta fondamentale il nodo salari, perché un altro dato importante riguarda il fatto che in circa la metà delle famiglie in stato di deprivazione c’è almeno una persona occupata, con quindi l’impatto del lavoro povero sulle condizioni socioeconomiche delle famiglie, ed anche in questo ambito bisogna intervenire ulteriormente. In sintesi, oltre alla crisi della globalizzazione, gli elementi che maggiormente incidono sulla povertà in Italia sono essenzialmente le migrazioni, le difficoltà del Sud ed il lavoro povero, queste, quindi, le priorità e l’approfondimento di Qn è un invito, più che condivisibile, ad analizzare la situazione guardando obiettivamente ai dati e con meno ideologia, perché solo in questo modo, con un’analisi attenta e realistica dei fenomeni, è possibile individuare soluzioni efficaci e politiche effettivamente utili a ridurre significativamente la povertà in Italia.