Tajani: «Ungheria paese amico. Essere europeista non significa cancellare le identità nazionali, anzi l’Europa è forte delle sue differenze»
Un’opposizione a corto di idee trova nell’incontro di oggi a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e Viktor Orban il pretesto per attaccare il governo. «Meloni è un leader di un paese che fa parte dell’Unione europea, non c’è nulla di male a ricevere Orban», le osservazioni al riguardo del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine di un convegno sulla pace promosso dalla comunità di Sant’Egidio a Roma. «L’Ungheria – ha spiegato Tajani, ripreso dalle agenzie – è un paese amico, poi uno può essere più o meno d’accordo sulle politiche di uno Stato, però io sono sempre rispettoso di tutte le identità nazionali. Essere europeista non significa cancellare le identità nazionali, anzi l’Europa è forte delle sue differenze, non sono mai per criminalizzare qualcuno. A volte pure le criminalizzazioni sono strumentali». Un incontro, quello nel pomeriggio tra i premier di Italia e Ungheria, che alla vigilia ha potuto contare anche sulla “benedizione” delle cancellerie europee, visto che da tempo viene riconosciuto al governo Meloni il ruolo di “ponte” tra Washington e Bruxelles e visto anche il muro ungherese contro le sanzioni al petrolio russo. Circostanza, quest’ultima, che potrebbe ora essere messa in dubbio dalle recenti mosse statunitensi. In realtà le posizioni contrarie di Orban a questo tipo di strategie sono note, concetti che ha ribadito di nuovo questa mattina, parlando con alcuni giornali italiani dopo essere stato ricevuto da Papa Leone XIV in Vaticano. Un ricevimento che ha visto il dossier Ucraina – più di altri – al centro delle discussioni. Parlando con Messaggero e Repubblica, il premier ungherese ha sottolineato l’irrilevanza dell’Unione rispetto al conflitto Russia-Ucraina. «L’Europa è totalmente fuori dai giochi», la sua conclusione.