di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Si è appena conclusa la tre giorni degli Stati Generali sulla salute e sicurezza sul lavoro, un importante momento di confronto che ha riunito istituzioni, parti sociali e associazioni datoriali per affrontare insieme una delle sfide più urgenti del nostro tempo: fermare la strage delle morti sul lavoro. Le giornate degli Stati Generali hanno anche messo al centro il futuro delle nuove generazioni, con panel dedicati alla formazione, all’innovazione e alle nuove tecnologie, temi che devono essere parte integrante di un sistema di sicurezza moderno e realmente efficace, con l’obiettivo di un approccio nuovo, capace di coniugare la crescita economica con la tutela della vita umana. In questo contesto, l’Ugl ha ribadito con forza un concetto che per noi è da sempre centrale: la sicurezza non è un costo, ma un investimento sul futuro. Investire nella prevenzione significa investire nella formazione, nella cultura della sicurezza, nella consapevolezza che ogni lavoratore ha diritto di tornare a casa sano e salvo. Proprio per questo, nell’ambito del Mese della Sicurezza Ugl 2025, ieri, a Milano, presso la Sala Pirelli di Ita, abbiamo promosso il convegno “Formati, Accordo Stato–Regioni, ed ora?”, un momento di confronto dedicato al nuovo Accordo Stato–Regioni sulla formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sottolineando l’urgenza di un sistema formativo più efficace e realmente accessibile, capace di rispondere alle esigenze concrete delle imprese e dei lavoratori. È la qualità della formazione, unita all’efficacia dell’addestramento, che salva le vite, non bastano corsi obbligatori o attestati formali, ma serve un percorso formativo serio, continuo, capace di generare consapevolezza reale nei lavoratori e negli imprenditori, per fare la differenza tra la vita e la morte, puntando sull’addestramento pratico, sulla simulazione, sull’uso delle nuove tecnologie come strumenti di prevenzione e apprendimento. Se controlli e sanzioni sono fondamentali, e rinnoviamo il nostro appello a potenziare i controlli ed a rafforzare il coordinamento tra enti e ispettorati, la formazione è altrettanto decisiva e per questo bisogna promuovere una cultura della prevenzione che parta dalle scuole, attraversi i luoghi di lavoro e coinvolga ogni livello della società. Facendo comprendere, ai lavoratori come ai datori di lavoro, che il rispetto delle norme su salute e sicurezza non è un obbligo burocratico, ma un valore, una responsabilità collettiva per mettere al primo posto la tutela della vita umana. Ed è questo il nostro impegno sindacale, verso un obiettivo chiaro: azzerare le morti sul lavoro. Non si tratta di un traguardo utopico, ma di un dovere morale e civile verso i lavoratori italiani, raggiungibile solo se tutti – istituzioni, imprese, sindacati, cittadini – si muovono nella stessa direzione.