L’Italia impegnata per un «cambio di passo» sulle emissioni e sul Green deal. A “colpi” di neutralità tecnologica. Questo, e non solo, l’impegno del premier Meloni davanti al Parlamento in vista del Consiglio europeo
Già due giorni fa Ursula von der Leyen ha fatto capire che, sulle regole per raggiungere l’obiettivo “zero emissioni” di Co2, qualche cambiamento è nell’aria; ripensamento che – è bene sottolinearlo – è il frutto di costanti pressioni che l’Italia, capofila, insieme ad altri Paesi altrettanto determinati a non distruggere l’industria e con essa milioni di posti di lavoro, ha esercitato su Bruxelles. Oggi, anzi tanto più oggi, il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha fatto capire con rispetto, ma con ostinazione, che non intende accontentarsi di ciò che “è già nell’aria”, ma di volere molto di più. «L’Italia sostiene, e continuerà a sostenere, un ambizioso percorso di riduzione delle emissioni, un obiettivo che consideriamo importante non solo per la nostra salute e i nostri territori, per la nostra autonomia strategica. Ma riteniamo che il modo migliore per non raggiungere questo obiettivo sia continuare a rincorrere un approccio ideologico, e pertanto irragionevole, che impone obiettivi insostenibili e irraggiungibili, che producono danni al nostro tessuto economico-industriale, indeboliscono le nazioni europee e rischiano di compromettere definitivamente la credibilità stessa dell’Unione Europea», ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni odierne in Senato in vista del Consiglio europeo, che si terrà domani a Bruxelles. «Noi vogliamo abbandonare quell’approccio ideologico che ha caratterizzato la stagione del Green Deal, per abbracciare un pragmatismo serio e ben ancorato al principio di neutralità tecnologica», spiega. E dà a Cesare quel che è di Cesare, «l’Europa ha sbagliato molto in passato, ora cerca di correggere la rotta anche se non ci pare che la stia correggendo quanto dovrebbe. Ma certamente ha dovuto prendere atto di quanto fosse sbagliata la sua strategia, a forza diciamo, quando sono arrivati gli choc». «Da questo punto di vista, l’Italia deve essere chiara nel dire che cosa non funziona nelle nuove proposte e tentare di correggere la rotta. Questo non significa essere contro l’Europa, significa cercare di salvare un’Europa che delle volte per diktat ideologici insensati ha purtroppo devastato la sua forza e la sua competitività». Nel frattempo, il ministro per le Imprese, Adolfo Urso, ha annunciato che si terrà a Roma il 4 e il 5 novembre la riunione Trilaterale delle Confindustrie di Italia, Germania e Francia e e «sarà il vero segnale della ritrovata centralità del nostro Paese, che torna a indicare la rotta della politica industriale europea».