Secondo l’Istat, sono oltre 3,1 milioni i lavoratori e le lavoratrici non in regola

L’Istat aggiorna le statistiche relative al peso del lavoro sommerso. Con riferimento al 2023, secondo l’istituto di statistica, i lavoratori irregolari erano tre milioni e 132mila, in crescita di oltre 145mila unità rispetto all’anno precedente. L’incidenza del lavoro sommerso è del 35,5%, in aumento rispetto al 2022 e in linea con il dato del 2021. Si tratta di una problematica molto sentita dal sindacato. Non a caso, in tutti i tavoli di confronto, i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl insistono sulla necessità di ridurre il fenomeno. Il sommerso pesa, infatti, sul presente, ma impatta enormemente anche sul futuro dei lavoratori e delle lavoratrici. Rispetto al presente, è indubbio che il lavoro irregolare incide sul reddito e in termini di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Con riferimento a tale secondo aspetto, da più parti si evidenzia il rischio che il fenomeno infortunistico sia addirittura sottostimato, in quanto infortuni sul lavoro capitati a lavoratori in nero possono essere catalogati come incidenti domestici o come accaduti in altri contesti di vita quotidiana. In prospettiva, il lavoro nero pesa sugli assegni pensionistici futuri per effetto del mancato versamento dei contributi previdenziali e assicurativi. Resto, poi, il dato relativo agli effetti negativi per l’intera collettività sotto il profilo dei servizi sanitari, sociali e scolastici erogati ai cittadini.