di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Approvata oggi dal Consiglio dei ministri la legge di Bilancio per il 2026, un provvedimento del valore complessivo di 18,7 miliardi di euro. Una finanziaria “leggera” come detto anche dalla Premier Meloni, su cui pesa l’onere del superbonus giallorosso, che ancora costa al Paese 40 miliardi per il 2026, con coperture complessive derivanti soprattutto da tagli alla spesa della presidenza del Consiglio e dei ministeri, per un totale di circa 7 miliardi, ma anche da un significativo contributo volontario degli istituti bancari e assicurativi, valutato attorno ai 9 miliardi e mezzo. Una manovra «che si concentra sulle stesse quattro grandi priorità delle precedenti: famiglia e natalità, riduzione delle tasse, sostegno alle imprese, sanità», così la Presidente del Consiglio, e che contiene diverse misure significative dal punto di vista del mondo del lavoro, alcune delle quali corrispondono a precise richieste avanzate dall’Ugl. Oltre al taglio dell’Irpef per i redditi medi, con una riduzione dal 35 al 33% dell’aliquota per i redditi da 28mila a 50mila euro, era molto importante contribuire al contrasto del lavoro povero, di cui ha parlato oggi anche il presidente Mattarella, utilizzando la leva fiscale per incentivare il rinnovo dei contratti collettivi e spingere in alto le retribuzioni, per ragioni di equità sociale ed anche per dare una spinta ai consumi e all’economia, generando un circolo virtuoso di crescita. Un impegno che è stato possibile mantenere grazie ad una dote di 1,9 miliardi, che consentirà di tassare solo al 5% gli incrementi derivanti dai rinnovi contrattuali per i redditi fino 28mila euro, non solo per gli accordi sottoscritti a partire dal 2026 ma anche per quelli del 2025. Per il pubblico impiego sarà stanziato un fondo per il rinnovo dei contratti con particolare priorità per gli enti locali e si accorceranno i tempi per l’ottenimento del Tfs. Nella stessa direzione, volta a contribuire al miglioramento del tenore di vita dei lavoratori, la detassazione dal 5 all’1% dei premi di produttività fino a 5mila euro e delle componenti del salario relative ai turni notturni e festivi. Per le mamme lavoratrici, l’aumento da 40 a 60 euro del bonus per chi ha due figli a carico e reddito fino a 40mila euro e detrazioni fiscali più alte per chi ha un figlio, che vengono ora equiparate a chi ne ha due. Indirettamente a beneficio dei lavoratori, l’esclusione della prima casa, entro dei limiti catastali, dal calcolo dell’Isee, ovvero il principale presupposto per l’ottenimento e la determinazione dell’importo di diverse prestazioni sociali a sostegno della cittadinanza e le misure per le imprese finalizzate a creare nuova occupazione. Per gli utenti della Sanità, ma anche per i lavoratori del settore, i finanziamenti aggiuntivi di 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi per il biennio successivo, che copriranno, oltre alle spese per l’aumento dei posti letto e quindi per la riduzione delle liste d’attesa, essenzialmente le nuove assunzioni di personale medico e infermieristico e gli aumenti delle loro retribuzioni.