Moda, «compatti» nella difesa del Made in Italy. In arrivo, per il 17 novembre, un provvedimento «per fronteggiare l’ultra fast fashion». Intanto dal Senato la “Filiera della moda certificata”, sistema volontario di certificazione

Il «sistema Italia è compatto nella tutela e difesa della moda Made in Italy, oggi sotto un duplice e grave attacco, sui mercati nazionali e internazionali», ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante l’incontro urgente convocato a Palazzo Piacentini e indetto per affrontare le emergenze della moda italiana con i vertici delle principali associazioni della filiera. Il ministro, d’accordo con i presenti, ha annunciato la convocazione del “Tavolo della Moda” per il 17 novembre al fine di presentare – a seguito del confronto di ieri – per la presentazione di un provvedimento mirato a «fronteggiare il fenomeno dell’ultra fast fashion», che «completerà il percorso avviato, con l’approvazione in Commissione al Senato, del primo pacchetto di interventi urgenti per certificare la trasparenza e la qualità del lavoro delle filiere, contrastando le pratiche scorrette». Il ministro ha illustrato la nuova misura contro l’ultra fast fashion, pensata per contrastare l’invasione di prodotti tessili e calzaturieri stranieri a basso costo che penalizzano i produttori italiani, mettendo a rischio l’intera filiera. Una proposta che dà immediata attuazione a parte della direttiva europea che sottopone al regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) chi, pur producendo fuori dall’UE, vende questi prodotti a compratori italiani. Il cosiddetto “ultra fast fashion” ha rimodellato il panorama dell’industria della moda e sono i Millennial e la Generazione Z i principali motori di tale “evoluzione”, secondo Mordor Intelligence (Società di ricerche di mercato). Un mercato che, secondo Usd Analytics, dovrebbe crescere dai circa 154,6 miliardi di dollari del 2025 fino a 280 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo del 6,8%. In Italia, le vendite del settore passeranno da 2,77 miliardi di dollari nel 2023 a 7,5 miliardi entro il 2026. Bisogna dunque intervenire, e presto. Urso ha illustrato anche il pacchetto di misure approvato in Commissione al Senato, che istituisce un sistema volontario di certificazione di conformità delle filiere, volto a garantire legalità e tracciabilità lungo tutta la catena produttiva. Le imprese che adotteranno modelli organizzativi di prevenzione dei reati e risulteranno in regola potranno fregiarsi della dicitura “Filiera della moda certificata”, sotto il controllo del registro pubblico Mimit e dell’Agcm.