di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La casa è un diritto fondamentale, ma, proprio perché così importante, il tema delle politiche abitative non va affrontato con slogan ideologici superati, tantomeno in presenza di fatti di cronaca gravissimi. Come quello recentemente avvenuto a Castel D’Azzano, Verona, dove, a quanto si apprende, i fratelli Ramponi, a causa di problemi economici conseguenti all’aver provocato un incidente stradale nel quale era rimasto ucciso un giovane, durante un’operazione di sfratto avrebbero provocato l’esplosione del loro casale, causando la morte di tre carabinieri e il ferimento di altri venticinque tra militari, poliziotti e vigili del fuoco. Una tragedia che lascia sgomenti. Al di là delle responsabilità individuali, episodi come questo ci ricordano quanto sia delicato il rapporto tra disagio sociale e perdita della casa, ma niente può giustificare il mancato rispetto della legalità, né la violenza contro chi indossa una divisa per garantire ordine e sicurezza. Non vanno tollerati comportamenti violenti e illeciti, dal caso estremo di Castel D’Azzano, fino alle occupazioni di immobili privati. Per questo genera più di qualche perplessità la proposta sulla casa di Pd, Avs e Movimento 5 Stelle, che parla di «censimento degli immobili vuoti», «penalizzazioni fiscali» e addirittura «requisizioni temporanee» di abitazioni sfitte, richiamandosi a modelli economici e culturali fortunatamente superati dal lontano 1989. La proprietà privata non è un “furto”, ma un diritto tutelato dalla Costituzione all’articolo 42, frutto del lavoro, del risparmio e dei sacrifici di generazioni di italiani. Non è con occupazioni, resistenza agli sfratti e minacce di requisizione degli immobili privati che si risolvono i problemi abitativi. Al contrario, servono, da un lato, investimenti in edilizia sociale e, dall’altro, norme che favoriscano il mercato degli affitti, ora in difficoltà, con sgravi fiscali, garanzie contro le morosità e procedure più rapide in caso di contenzioso. Molti proprietari tengono le loro case vuote o le trasformano in B&B per paura di non riuscire più a rientrare in possesso del bene se qualcosa va storto affittando in modo tradizionale. È un problema di fiducia, che lo Stato deve contribuire a ricostruire e va in questo senso la strada intrapresa dal Governo con il Decreto Sicurezza 2025, che ha introdotto il reato di occupazione arbitraria di immobile e previsto sgomberi immediati. Un passo avanti di civiltà e di giustizia, perché il tema della casa va affrontato con equilibrio, unendo solidarietà e tutela dei diritti, affrontando l’emergenza abitativa e aiutando chi è in difficoltà, ma senza penalizzare chi ha lavorato una vita per acquistare e mantenere un’abitazione. Costruire una società più giusta non significa espropriare chi ha, ma mettere tutti in condizione di avere, senza creare tensioni sociali tra cittadini.