Israele accusa: «Una salma non è di un ostaggio»

La tregua a Gaza è appesa a un filo, sottile. Mentre sono in corso le trattative sulla seconda parte del piano di pace, basta poco per convincere una delle parti a rompere l’equilibrio. E l’episodio, che si è consumato nelle ultime ore, dimostra come la tensione tra gli attori coinvolti rischia di salire da un momento all’altro. Oggi Israele ha accusato Hamas di aver consegnato un corpo che «non corrisponde a nessuno degli ostaggi» (complessivamente sono state quattro le salme consegnate alle autorità israeliane, tra cui i corpi di Uriel Baruch, Tamir Nimrodi e Eitan Levy). «Hamas è tenuta a compiere tutti gli sforzi necessari per restituire gli ostaggi deceduti» rispettando gli impegni presi, ha ammonito l’Idf. «Non scenderemo a compromessi su questo punto e non risparmieremo alcuno sforzo finché non restituiremo tutti gli ostaggi caduti, fino all’ultimo», ha assicurato invece il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che oggi è tornato in tribunale a Tel Aviv per l’ultima udienza del processo per corruzione, iniziato a maggio 2020. Hamas, che ad oggi ha consegnato otto salme su ventotto, ha giustificato il ritardo, ricordando che nel corso dei negoziati era stato chiarito che sarebbero stati necessari «tempo e grandi sforzi dopo il ritiro delle forze di occupazione israeliane per raccogliere informazioni sui corpi». Intanto dalla Striscia di Gaza arrivano notizie che riferiscono di esecuzioni sommarie da parte di Hamas contro persone accusate di aver collaborato con Israele: solo nelle ultime ore sono stati giustiziati sette presunti collaborazionisti.