L’analisi dei flussi segnala più occupazione, ma anche più inattività
Aumenta la permanenza nell’occupazione, mentre cala quella nella disoccupazione a vantaggio di un parziale scivolamento verso l’inattività. È questo, in sintesi, quello che emerge dal rapporto Istat che analizza i flussi all’interno della forza di lavoro. Si tratta di una analisi poco attenzionata dall’opinione pubblica, per la sua complessità, ma che rivesta una importanza centrale nelle scelte del governo e del parlamento. Come evidenziato più volte dalla Ugl e da altre sigle, una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano è rappresentata dal rischio potenziale di disoccupazione di lunga durata. Soprattutto in passato, perdere il posto di lavoro poteva significare restare senza occupazione per molti mesi, se non anni. L’analisi dell’Istat sui flussi, che confronta il 2023 e il 2024, con la serie storica che inizia nel 2021, evidenzia una permanenza a lavoro vicina al 95%, vale a dire che appena cinque lavoratori su cento che erano occupati nel 2023 non lo erano nell’anno successivo. Valori maggiori si registrano fra gli uomini (95,3%), nel Nord (95%), fra i laureati (96,5%) e fra gli italiani (94,4%). In aggiunta, cala del 4,8% il rischio di disoccupazione di lunga durata, che pure continua ad interessare il 31% della platea. Tale riduzione, però, si riflette solo in parte in un incremento dell’occupazione, perché aumento il tasso di permanenza nell’inattività, che sfiora l’88%.