di Francesco Paolo Capone
In materia di sicurezza sul lavoro, non si può essere neanche limitatamente soddisfatti del fatto che, secondo i dati Eurostat diffusi oggi dall’Agi, l’Italia sia in termini di morti sul lavoro e di incidenti sul lavoro al di sotto la media europea.
Nell’Ue, nel 2023 sono rimasti coinvolti in incidenti non mortali 2,82 milioni di lavoratori, mentre 3.298 persone hanno perso la vita sul lavoro, di cui 473 in Italia. Un fenomeno in aumento con 12 decessi in più, a livello europeo, rispetto al 2022, soprattutto nei settori ad alto rischio come edilizia, trasporti e manifattura. Un incremento che potrebbe apparire marginale o non particolarmente grave, se non fosse che si tratta di vite umane.
Come molti ormai sapranno, l’UGL ha già avviato la campagna “Ottobre, mese della sicurezza nei luoghi di lavoro”, che prevede iniziative su tutto il territorio nazionale per sensibilizzare lavoratori, cittadini e istituzioni sull’importanza della sicurezza e della formazione. Ma, per rafforzare la cultura della sicurezza, è imprescindibile puntare sui percorsi educativi a partire dalle scuole e potenziare in modo capillare la formazione e l’addestramento, con iniziative concrete di sensibilizzazione rivolte a imprese e lavoratori. È evidente che, a guardare i numeri, una campagna simile e continua andrebbe fatta su tutto il territorio europeo.
L’urgenza di una sensibilizzazione capillare e a più livelli, cioè dall’istituzionale all’educativo, passando ovviamente per tutti i luoghi di lavoro, è dimostrata dai numeri: complessivamente, sono 2,82 milioni i lavoratori hanno subito incidenti non mortali che hanno comportato almeno quattro giorni di assenza dal lavoro in Europa. In media, ad ogni incidente mortale corrispondono 856 non mortali. Paesi Bassi, Germania e Grecia sono i Paesi più virtuosi, perché contano 1 decesso ogni 100 mila lavoratori. La Francia detiene, invece, il record di morti bianche (3,6) ogni 100 mila occupati, seguono Austria, Lettonia e Cipro (3). L’Italia è a 1,5 decessi ogni 100 mila occupati, mentre Francia (4,4), Bulgaria (4,5) e Cipro (5,6). Quanto agli incidenti sul lavoro, l’Italia mostra una frequenza di poco inferiore alla media UE (1.393 casi ogni 100 mila occupati). I valori più alti sono in Portogallo (2.956), Spagna (2.708) e Francia (2.644).
Anche se i dati risentono, ovviamente, delle tante diversità dei sistemi di rilevamento e economici di ogni singolo Paese membro dell’Unione, noi dell’UGL riteniamo che per tutti siano necessari interventi coraggiosi per implementare i controlli, mettere in sicurezza gli ambienti di lavoro e prevenire gli infortuni.
La spesa per la Sicurezza sul Lavoro, come ormai anche quella per la Difesa, non è un costo, ma un investimento per tutto il nostro Continente, puntando sul ruolo cruciale che, per salvare e sanare vite umane, possono e devono avere le nuove tecnologie e gli strumenti digitali.