di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Il 4 ottobre torna ad essere festa nazionale, in onore di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Una festività abrogata nel 1977 e ripristinata, a quasi mezzo secolo di distanza, dopo l’approvazione definitiva da parte di Camera e Senato. Dal 2026 – data che coincide con l’800° anniversario della morte del Santo, avvenuta ad Assisi nel 1226 – il 4 ottobre, quindi, sarà nuovamente segnato in rosso sul calendario, con un provvedimento che fa salire a dodici, escludendo le domeniche e il patrono comunale, le festività civili e religiose riconosciute dallo Stato italiano. Dal punto di vista strettamente connesso al mondo del lavoro, questa festività in più rappresenta una novità positiva per i dipendenti: una giornata festiva, infatti, prevede che l’attività lavorativa sia sospesa nella gran parte delle attività economiche, pubbliche e private, mantenendo il corrispettivo economico, che, se la festività cade in un giorno non lavorativo o di riposo settimanale, al lavoratore, pure in riposo, spetti comunque una quota aggiuntiva di retribuzione, e che, infine, i dipendenti che in quella data devono prestare attività lavorativa abbiano diritto a una maggiorazione della paga, con percentuali che variano a seconda del Ccnl di riferimento e, in alternativa o in aggiunta alla maggiorazione, a un riposo compensativo. Oltre agli aspetti economico-sindacali, il ripristino della festa di San Francesco ha, poi, anche un forte valore culturale e simbolico, volto a ristabilire un senso di appartenenza nazionale che era in parte andato perduto e che invece va giustamente valorizzato. Un segnale identitario in controtendenza rispetto alla cosiddetta “cancel culture”, che tende a sminuire o addirittura rimuovere dalla memoria collettiva le radici storiche e culturali dell’Europa e dell’Occidente. Un vento nuovo che soffia, non solo in Italia. Altrettanto positiva, infatti, la notizia che arriva da oltreoceano, della firma da parte del presidente Usa Donald Trump del proclama presidenziale che riporta in auge il Columbus Day, onorando l’eredità di Cristoforo Colombo e chiedendo che quel giorno la bandiera statunitense venga esposta su tutti gli edifici pubblici. Una data importante ed incancellabile, che ha modificato il corso della storia, e una festa molto sentita dagli statunitensi di origine italiana, come recita la nota dell’amministrazione americana: «La riaffermazione del Columbus Day riconosce il contributo duraturo degli italoamericani alla storia della nostra nazione e invita tutti gli americani a celebrare questa giornata con cerimonie e attività appropriate». Buone notizie, dunque, per chi crede che vivere in una società inclusiva non significa dover cancellare la memoria storica, ma al contrario rispettare le proprie origini e difendere e valorizzare le identità nazionali, come parte essenziale della coesione sociale.