Sette lavoratori su dieci chiedono alle imprese di preoccuparsi del loro benessere mentale, non solo in ambito lavorativo
Tre lavoratori italiani su dieci si sentono sempre (o spesso) stanchi fin dal mattino all’idea di affrontare un nuovo giorno di lavoro. Una quota analoga è «emotivamente esaurita» a causa del suo impiego mentre il 28% vive in uno stato di stress (o ansia eccessiva). Uno su cinque presenta tutti questi sintomi contemporaneamente, rivelando un alto rischio di burnout. Lo rivela una ricerca curata da Randstad Professional Leaders Search & Selection, “Il benessere mentale come priorità per il lavoro del futuro”, realizzata in collaborazione con l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (ASAG) dell’Università Cattolica. Secondo l’indagine, condotta con il coinvolgimento di un campione di oltre 355 responsabili risorse umane di imprese italiane e 563 lavoratori, soltanto il 25% si sente parte di un gruppo di lavoro aperto, il 20% si sente capito e accettato e una stessa percentuale crede di avere il controllo sul suo futuro nell’azienda. Spulciando i dati, emerge così che sette lavoratori su dieci chiedono alle imprese di preoccuparsi del loro benessere mentale, non solo in ambito lavorativo, ma anche personale. Una richiesta accolta solo da una porzione delle aziende: il 45% ha avviato un progetto o strumento per il benessere mentale dei dipendenti. «Il benessere mentale oggi è un tema centrale per ogni azienda, che non può più essere sottovalutato. Attivare progetti in questo ambito ha ricadute positive sulla qualità del lavoro, la motivazione dei lavoratori e la loro fidelizzazione», ha commentato Pia Sgualdino, Head of Randstad Professional Leaders Search & Selection Italia.