Super dazi Usa sulla pasta: due importanti filiere tremano. La crisi si andrebbe a riverberare anche sulla filiera del grano, già in difficoltà. Ogni anno in Italia si coltiva il 60% della materia prima necessaria a produrre la pasta. Il dumping è retroattivo e si dovrà pagare anche per i 12 mesi precedenti
La situazione è grave, inutile nasconderlo: il super dazio americano sulla pasta italiana preoccupa l’intero settore, compresa la filiera del grano, che trema, essendo già stata colpita, come sappiamo fin dall’invasione dell’Ucraina, dai vari scenari di crisi internazionali. Dal al 1° gennaio 2026 scatterebbe una tariffa antidumping del 91,74%, che si andrebbe a sommare ai dazi del 15% annunciati la scorsa estate dal presidente americano Trump. In tutto, una percentuale pari al 107%. Intervistata dall’Agi, la presidente dei Pastai Italiani e a sua volta titolare di un pastificio, ha ricordato che «già siamo penalizzati sui mercati internazionali, appunto in termini anche di competitività in generale, perché abbiamo costi molto elevati. È vero facciamo qualità, però, la competizione è molto forte. Ci sono alcuni Paesi produttori che stanno crescendo tanto in qualsiasi mercato nel mondo; quindi, questa situazione è una minaccia non solo per le imprese coinvolte, ma per tutto il sistema del Made in Italy. È fondamentale che le istituzioni italiane ed europee si attivino per tutelare questa filiera e questo settore, non c’è dubbio». Ad interessarsi alla vicenda in Italia, ben due ministeri, quello degli Affari esteri e quello dell’Agricoltura. Non solo, il dossier è finito anche sul tavolo di Bruxelles. Da considerare che l’extra penalizzazione stabilita da Trump riguarderebbe soltanto i 13 marchi di pasta italiana oggetto dell’ultima indagine del Dipartimento del Commercio Usa. Nel memorandum emesso il 28 agosto scorso, infatti, l’amministrazione americana ha stabilito un “dumping margin” a carico dei marchi Garofalo e La Molisana, oggetto di indagine diretta, più altri 11 marchi che hanno chiesto di partecipare alla revisione amministrativa annuale. Periodicamente e su input dei produttori sia americani sia italiani, gli Usa avviano verifiche, attraverso il loro Dipartimento del Commercio, sui prezzi di vendita. Stavolta l’esito delle ultime indagini si è rivelato particolarmente oneroso. Entro la fine dell’anno, e dopo la presentazione delle memorie difensive da parte delle 13 aziende coinvolte, gli Usa dovranno rendere noti gli esiti finali dell’indagine e confermare, o riformulare, i dazi. Le 13 aziende interessate si stanno preparando anche ad eventuali azioni legali, però, come dichiarato a Il Sole24Ore, dal direttore del pastificio Sgambaro, Claudio Costantini, se i dazi venissero confermati «avremmo un tracollo. Ormai gli acquisti di grano sono stati già tutti fatti, per cui avremmo volumi di pasta importanti da immettere sul mercato italiano ed europeo, creando una turbolenza incredibile».