di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Parigi è di nuovo nell’impasse dopo le dimissioni del primo ministro Lecornu, che ha conquistato il poco ambito primato del mandato più breve nella storia recente della Francia. E così è naufragato il quinto governo dall’inizio della presidenza Macron e il terzo dopo le elezioni del 2024. Una tornata elettorale, quest’ultima, che ha lasciato la Francia con un parlamento diviso in tre blocchi: la compagine centrista, la coalizione di sinistra e il Rassemblement National di destra. Nessuno dei quali ha la maggioranza per governare, né, al momento, la possibilità di ampliare le proprie alleanze. Molti analisti prevedono che, se si andasse di nuovo al voto – nonostante la probabile crescita di alcune formazioni politiche a scapito di altre, in primis quella del presidente Macron – la situazione potrebbe non cambiare di molto, con un’Assemblea sempre spaccata in tre e nessuno in grado di ottenere una maggioranza assoluta, sufficiente a garantire alla Francia un governo stabile. Eppure, a questa narrazione formalmente corretta, manca una parte di verità: alle elezioni legislative dell’anno scorso, dopo la storica affermazione del Rassemblement National al primo turno, con oltre il 33% delle preferenze e quindi la maggioranza relativa, il secondo turno è stato condizionato dal patto di desistenza tra il centro di Macron e l’alleanza di sinistra, che si sono uniti esclusivamente per il voto. Con un sistema elettorale maggioritario a doppio turno di collegio, sono stati, infatti, ritirati tutti i candidati arrivati terzi in caso di ballottaggio con la formazione di destra, per unire il bagaglio di voti fra centro e sinistra, ma solo per sconfiggere l’avversario, pur con la chiara intenzione di non governare insieme, date differenze politiche inconciliabili. Un escamotage che nel breve periodo si è rivelato utile ai partiti di centro e sinistra in funzione anti-destra, ma che di certo non ha giovato alla Francia, sprofondata nel caos e che sta risentendo dell’instabilità politica anche dal punto di vista economico, con l’Italia, politicamente stabile, che ha superato i cugini d’oltralpe per il rendimento dei titoli di Stato. Un fatto che insegna che non basta un espediente tattico per governare un Paese: serve una reale sintonia tra gli elettori ed i propri rappresentanti. Meglio sarebbe una politica più limpida. Preferibile tornare presto al voto, entro breve la decisione di Macron, per poi presentarsi ai cittadini con coalizioni finalizzate a governare insieme e con programmi chiari. Solo così si restituirebbe pieno significato alla democrazia, anche se ciò dovesse significare lasciare finalmente spazio alla destra. Del resto, l’esperienza italiana – confermata da diversi indicatori e anche dai recenti risultati regionali nelle Marche e in Calabria – mostra che la chiarezza politica ed il rispetto degli elettori, alla lunga, pagano.