Gli accordi principali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl coprono quasi l’intera platea del lavoro dipendente

Il Cnel, con un intervento del presidente Renato Brunetta e del consigliere Michele Tiraboschi, torna sul grande tema della contrattazione collettiva. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, per mandato di legge, ha il compito di curare la tenuta dell’archivio nazionale dei contratti collettivi. Nel corso dell’ultima assemblea, è stato licenziato il nuovo regolamento di gestione dello stesso che permetterà a tutti gli attori in campo di avere un quadro più chiaro dell’attuale contesto in cui si muove la contrattazione collettiva nazionale. L’operazione di riordino permette di valorizzare il ruolo delle principali sigle sindacali, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, con l’aggiunta della Confsal che, però, firma pochi contratti con le altre confederazioni sindacali (appena 3, mentre 150 sono quelli sottoscritti in solitario), senza naturalmente incidere sulla libertà delle parti di sottoscrivere accordi con soggetti diversi, sia sul fronte sindacale che su quello datoriale. A conti fatti, 99 contratti collettivi coprono il 97% degli oltre 14,6 milioni di lavoratori dipendenti tracciati attraverso i flussi Uniemens. Sono, invece, 632 i contratti collettivi sottoscritti da altre sigle sindacali con un impatto in termini di lavoratori limitato, pari a circa 368mila unità. Fra questi, gli accordi che hanno una effettiva valenza nazionale, compreso quello per i giornalisti, sono appena sei.