di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il caro vita continua a rappresentare la principale emergenza per i lavoratori. I nuovi dati dell’Eurostat, che attestano, a settembre, un aumento dell’inflazione nell’Eurozona – risalita al 2,2% rispetto al 2% di agosto – confermano che il potere d’acquisto di lavoratori e famiglie resta sotto pressione. Un’indagine dell’Osservatorio Welfare di Edenred Italia, condotta su un vasto campione di aziende e dipendenti, rileva infatti che quattro lavoratori su dieci non si sentono appagati dal proprio lavoro a causa dell’aumento del costo della vita. La contrazione del potere d’acquisto dei salari è avvertita in maniera diffusa, al punto che il 42% dei responsabili del personale segnala fra i propri dipendenti una conseguente diffusione dello stress lavorativo, il 40% una crescita del turnover e il 37% fenomeni di quiet quitting, per la crescente insoddisfazione, causata da retribuzioni giudicate non adeguate. Necessario, quindi, intervenire sul fronte salariale, prioritario per il 68% dei lavoratori, in base a questa ricerca. Se, poi, i dipendenti più anziani considerano come elementi fondamentali per la soddisfazione lavorativa essenzialmente la retribuzione, il 32%, e la stabilità occupazionale, il 35%, tra le generazioni più giovani emerge anche un altro requisito decisivo per la soddisfazione sul lavoro: flessibilità oraria e bilanciamento tra vita professionale e privata. A questo proposito, un’altra indagine, quella condotta dall’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, chiarisce, ad esempio, che nelle aziende dove è presente il lavoro agile solo il 27% dei dipendenti accetterebbe un ritorno obbligatorio in ufficio a parità di stipendio, il 18% valuterebbe di lasciare l’azienda, il 9% se ne andrebbe immediatamente, mentre i restanti chiederebbero in cambio un aumento o maggiore flessibilità. È un dato che non sorprende, considerando che i costi di trasporto incidono in media per circa mille euro l’anno sul bilancio familiare, a conferma del fatto che questione salariale e conciliazione rappresentano due elementi complementari e non contrapposti per il benessere dei lavoratori. Infine, il welfare aziendale, che indirettamente migliora il tenore di vita tramite benefit di vario genere, si conferma un altro fattore determinante per rafforzare il legame tra impresa e dipendenti: la soddisfazione lavorativa raggiunge il 68% nelle aziende con un piano di welfare strutturato, contro il 53% di quelle che ne sono prive. Tre lavoratori su quattro, infatti, considerano la presenza di misure di welfare un elemento decisivo nella scelta del posto di lavoro. In sintesi, a fronte del caro vita servono risposte concrete e strumenti efficaci – aumenti retributivi, misure di conciliazione e welfare aziendale – per garantire un tenore di vita adeguato ai lavoratori. Non solo per questioni di giustizia sociale, ma anche a beneficio della produttività e del legame fra dipendenti e azienda.