No al salario minimo legale, ma rafforzamento della contrattazione collettiva

L’aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge in materia di retribuzioni dei lavoratori, già approvato alla Camera, non senza polemiche da parte della minoranza parlamentare. Come si ricorderà, l’iter iniziò con alcune proposte di legge dell’opposizione, finalizzate ad introdurre un salario minimo orario per legge. Sul testo, si registrò, a suo tempo, una divisione nel sindacato, con la Cisl e Ugl che confermarono la loro posizione di contrarietà già espressa nella precedente legislatura e con la Cgil e la Uil che, viceversa, cambiarono opinione. Dopo un parere del Cnel, il governo ha preferito puntare sul rafforzamento della contrattazione collettiva. La legge appena approvata contiene due deleghe al governo, da esercitarsi entro sei mesi. Nello specifico, la prima delega è in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva e in materia di vigilanza sugli enti cooperativi, mentre la seconda delega è in materia di controlli e informazione sulla retribuzione dei lavoratori e sulla contrattazione collettiva. Reazioni positive sono arrivate dalla ministra del lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, da altri esponenti della maggioranza, ma anche dal presidente del Cnel, Renato Brunetta, secondo il quale si apre una stagione nuova nelle relazioni industriali. Commenti negativi, invece, dai partiti di opposizione.