Il premier prenderà la parola, dopo aver annunciato ieri una mozione di maggioranza per il riconoscimento della Palestina, subordinata al rilascio degli ostaggi e all’estromissione di Hamas da Gaza
Tra una manciata di ore, quando a New York saranno le 20 e qui in Italia le 2 di notte, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prenderà la parola all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’epilogo di un “soggiorno” iniziato ieri e segnato da numerosi impegni – tra le altre cose, il premier ha incontrato il presidente della Repubblica araba siriana, Ahmed Al Sharaa, e l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani – e da un annuncio che si è ritagliato molto spazio nella cronaca politica delle ultime ore. Parlando ieri sera con i reporter a margine dell’Assemblea generale, il premier ha anticipato che la maggioranza presenterà una mozione per il riconoscimento della Palestina, subordinandolo a due paletti: la liberazione degli ostaggi israeliani e l’esclusione di Hamas dal futuro di Gaza. «Penso che un’iniziativa del genere possa trovare anche il consenso dell’opposizione, non trova sicuramente il consenso di Hamas, non trova magari il consenso da parte degli estremisti islamisti, ma dovrebbe trovare consenso nelle persone di buon senso», ha aggiunto Meloni. «La Palestina? Pronti a riconoscerla anche in tempi brevi, ma lo Stato deve essere guidato dall’Anp, non da un gruppo terroristico come Hamas», ha confermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando anche lui da New York. L’auspicio di Meloni potrebbe rimanere tale, almeno a giudicare dalle reazioni immediate della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, e del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. «Basta propaganda. Riconoscere la Palestina significa riconoscere l’Anp, non certo i terroristi di Hamas che non possono essere il futuro di Gaza. O pensa che Francia, Spagna e Regno Unito abbiano fatto il contrario?», ha chiesto la leader dem. «Il riconoscimento di uno Stato è un atto formale, che in questo caso ha anche un alto valore simbolico oltreché politico. O lo fai o non lo fai. Perché l’Italia non può unirsi ad altri 150 e più Paesi che hanno già riconosciuto lo Stato della Palestina?», è stato invece il commento di Conte.