di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’articolo del Corriere della Sera Economia a firma di Isidoro Trovato, dal titolo eloquente «Oltre i contratti, nuovi diritti nel motore aziendale», fotografa con chiarezza la portata innovativa della legge 76/2025, entrata in vigore lo scorso giugno. Dopo decenni di silenzio sull’articolo 46 della Costituzione, finalmente si è data sostanza a quel principio che riconosce ai lavoratori il diritto di collaborare alla gestione delle aziende. Come ricorda Trovato, il provvedimento rappresenta «probabilmente il testo normativo più importante degli ultimi anni nella disciplina del lavoro» e individua quattro modelli partecipativi: gestionale, economico-finanziario, organizzativo e consultivo. Si tratta di strumenti che incidono in profondità sui processi aziendali e che, se correttamente attuati, possono accrescere stabilità occupazionale, competitività e coesione sociale. Per l’Ugl questa non è una novità. Da sempre abbiamo sostenuto che il futuro delle relazioni industriali va indirizzato verso un coinvolgimento attivo dei lavoratori e la partecipazione lo strumento per realizzare una stagione di corresponsabilità, in cui impresa e dipendenti condividono obiettivi, risultati e prospettive, per il superamento di una visione conflittuale del lavoro, in favore di un modello inclusivo e collaborativo, particolarmente opportuno nel contesto attuale di un mondo che sta affrontando gli effetti negativi della globalizzazione. Importante l’aspetto economico-finanziario della partecipazione, che consente ai dipendenti di condividere i risultati dell’impresa attraverso premi di risultato, profit sharing, azionariato diffuso, per rafforzare il legame tra produttività e retribuzione, al quale vanno affiancati strumenti di welfare aziendale, dai benefit alla formazione continua, alla conciliazione lavoro-vita privata. E, poi, la dimensione gestionale, che apre alla presenza di rappresentanti dei lavoratori nei CdA o in comitati misti con funzioni consultive e deliberative. Ci troviamo di fronte a una svolta storica, che riconosce la partecipazione dei lavoratori come fattore strategico per lo sviluppo del Paese. Una legge da migliorare, certamente, con, ad esempio, un’applicazione più stringente nelle partecipate pubbliche, ma che rappresenta un passo avanti che rafforza la democrazia economica. Per l’Ugl è motivo di orgoglio vedere realizzato finalmente ciò che per anni abbiamo indicato come via maestra: il rafforzamento della centralità della persona nel sistema produttivo, l’edificazione di un’economia nazionale fondata sulla collaborazione piuttosto che sul conflitto. Ora, come giustamente si osserva nell’articolo, la contrattazione collettiva aziendale sarà il principale terreno di attuazione della legge. Ed è qui che si giocherà la sfida più importante: rendere concreti ed applicati nelle imprese italiane i principi della norma.