Restano, però, venti i punti percentuali di differenza fra Mezzogiorno e Centro-Nord
La ripresa post-pandemica (2019-2023) ha mostrato una crescita del Prodotto interno lordo pro capite più dinamica nel Mezzogiorno (+1,5% annuo) rispetto ad altre aree del Paese, trainata dagli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal settore pubblico. Tuttavia, questi risultati non hanno colmato il divario territoriale con il Centro-Nord, anche in termini di produttività (con una differenza di oltre il 20%). Le regioni meridionali continuano poi a presentare una minore incidenza di occupati nei comparti ad alta tecnologia, fattore che limita le potenzialità di crescita. Ci sono tuttavia dei segnali di spostamento verso questi comparti, ad esempio la crescita degli occupati nell’Ict è stata nel Mezzogiorno pari al 50% negli ultimi anni post-pandemia, più del doppio che nell’Italia nel suo complesso. Per tale ragione, una delle aree di raccomandazioni indicate nel Rapporto attiene alla riduzione degli importanti divari di produttività su base territoriale. È importante monitorare in maniera sistematica i risultati dell’attuazione degli strumenti a sostegno degli investimenti della Zona economica speciale unica nel Mezzogiorno. Inoltre, vanno potenziate le reti di innovazione previste sul territorio. È poi opportuno continuare a investire nella capacità attuativa della Pubblica amministrazione, confermando la centralità delle funzioni di valutazione e monitoraggio dell’impatto delle misure, anche attraverso meccanismi di premialità e penalizzazione per ritardi o inadempienze.