L’Ue e il prezzo dell’energia alto, volatile e diversificato. Von Der Leyen: «I picchi di prezzo potrebbero essere evitati in molti casi, se l’energia potesse fluire più liberamente là dove è necessario». Ma gli ostacoli sono tanti…

Secondo Eurostat, il tasso di inflazione annuale dell’area dell’euro è stato del 2% ad agosto 2025, stabile rispetto a luglio; un anno fa il tasso era del 2,2%. Ma ancora per quanto tempo? È la domanda da farsi di fronte ad una serie di prospettive. Partiamo, in chiave geopolitica, dalla richiesta Usa, legittima alla luce dei vari sconfinamenti che si sono verificati ai “bordi” del Vecchio Continente, di interrompere le importazioni di petrolio dalla Russia che ancora resistono dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, risalente ormai al 2022, nonostante le sanzioni. L’oleodotto Druzhba (che in russo vuol dire “amicizia”) è stato temporaneamente esentato dall’interruzione per dare ai Paesi dell’Europa centrale il tempo di trovare nuove soluzioni. Quali Paesi? Ungheria, Slovacchia, Austria, Francia, Germania e anche Italia. Mentre ancora si sente l’eco della “sberla” con cui ieri Mario Draghi ha cercato di svegliare l’Europa da un pericoloso torpore, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von Der Leyen, durante la conferenza stampa della Commissione Europea “Un anno dopo il rapporto Draghi”, non può fare a meno di evidenziare e di ammettere che «il nostro prezzo dell’energia resta ancora troppo alto, troppo volatile, troppo diversificato in Europa e alcuni Stati membri hanno un costo dell’elettricità triplo rispetto ad altri. I picchi di prezzo potrebbero essere evitati in molti casi, se l’energia potesse fluire più liberamente là dove è necessario». Gli ostacoli sono tanti e in molti casi burocratici, come ha denunciato oggi la Cna in suo rapporto. In prospettiva, come riferito ieri dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, andremo incontro ad un aumento esponenziale nei prossimi 15 anni del consumo di energia elettrica, necessaria a supportare la transizione ecologica e la crescita della mobilità elettrica. E purtroppo «per completare il percorso normativo sul nucleare ci vorranno due anni», le batterie, grazie alle quali si può superare il problema dell’intermittenza delle energie rinnovabili, non vengono però prodotte da noi e, infine, «va superato il no ideologico a livello europeo ai biocarburanti, un diktat che deve cadere». Dunque, torniamo al punto di partenza, il problema non sta solo in Italia. Per dirla con le parole del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, «non c’è più tempo da perdere, noi chiediamo che nelle prossime settimane siano prese delle decisioni fondamentali per il rilancio dell’industria europea affinché recuperi la competitività che ha perso e che continua a perdere. È importante decidere e bisogna farlo subito».