Il 2026 dovrebbe assicurare un ulteriore incremento dei posti di lavoro al Sud

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza sta spingendo l’occupazione nel Mezzogiorno. La conferma arriva da una ricerca condotta da Ifel, l’Istituto per la finanza e l’economia locale, realizzata per il Sole 24Ore e che è stata appena resa nota. Nei giorni scorsi, l’Istat aveva evidenziato la crescita dei posti di lavoro nelle regioni meridionali, con il tasso di occupazione che ha superato la soglia psicologica del 50%. Secondo le stime fornite dall’Ifel, l’impatto del Pnrr sul Meridione è quantificale, per il 2026, nel 2,18% in più, rispetto all’1,65% della media nazionale. Tradotto in altri termini, il Piano nazionale di ripresa e resilienza impatta nel Sud per il 32% in più rispetto alla media nazionale e addirittura del 65% in più rispetto al Centro-Nord. Guardando alle singole regioni, l’Ifel stima i benefici maggiori per Molise, Calabria e Sicilia, con Friuli-Venezia Giulia, Bolzano e Emilia-Romagna, viceversa, in coda. Il maggiore impatto del Pnrr per il Mezzogiorno si può spiegare, sempre secondo l’Ifel, con la più ampia quota di riserva dei fondi complessivamente stanziati, ma anche con la consistente disponibilità di forza lavoro, oggi ancora fortemente sottoimpiegata. Accanto agli effetti sull’occupazione, andranno valutati pure quelli sul prodotto interno lordo, partendo dal dato relativo al 2024, che ha visto il Sud, con lo 0,9%, crescere di più delle altre macro-aree territoriali.