Dalla Cina proseguono i segnali di debolezza. Criticate le richieste Usa di imporre sanzioni ai Paesi che acquistano petrolio russo

La Cina non va bene, secondo i dati Lseg riportati da Cnbc. Prosegue il rallentamento economico che, nel mese di agosto, si è addirittura accentuato a causa delle vendite al dettaglio: +3,4% su base annua, ma in frenata rispetto al + 3,7% di luglio. Non solo: la crescita della produzione industriale è rallentata al 5,2% rispetto al balzo del 5,7% di luglio, portandosi così al livello più basso dall’agosto 2024. A dispetto delle previsioni, secondo le quali ci sarebbe stata continuità tra i dati di luglio e di agosto, proseguono i segnali che confermano la stasi della domanda interna e la debolezza della manifattura. Debolezza ancora più forte negli investimenti immobiliari -12,9% su base annua nei primi otto mesi, con prezzi delle nuove case -2,5% su base annua in agosto (-0,3% su base mensile), in caduta in 57 città su 70. La ricchezza delle famiglie, a cui va ad aggiungersi il leggero aumento ad agosto del tasso di disoccupazione (5,3%), e la fiducia dei consumatori continuano ad essere deboli. Pechino non sta, di certo, con le mani in mano, ma quello che fa – uso delle leve fiscali e monetarie, sostegni ai consumi, alleggerimenti selettivi sul mattone – non è sufficiente. Sicuramente la guerra commerciale con gli Usa non aiuta, ma la debolezza cinese è anteriore alle politiche aggressive di Trump. In merito, i colloqui tra Usa e Cina proseguono ma non stanno portando a nulla, il che non vuol dire “stabilità”, perché lo scontro può spostarsi sugli equilibri geopolitici. Secondo i democratici Usa Trump dovrebbe approfittare del momento per dare “un colpo di grazia” al colosso cinese, sempre di più d’argilla, frenandone, ad esempio, la sua ben nota sovrapproduzione industriale.