di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Un articolo pubblicato oggi dal Foglio, a firma di Giuliano Ferrara, al di là dei toni coloriti e volutamente provocatori, coglie alcuni elementi di verità che meritano di essere messi in luce. L’Italia, pur con tutte le sue debolezze strutturali e con i tanti problemi ancora da risolvere, sta vivendo una fase caratterizzata da una stabilità politica e sociale che si pone in netta controtendenza rispetto a ciò che accade in altre grandi democrazie europee ed anche al di là dell’Atlantico. Se guardiamo a Londra, Parigi o Berlino, i fenomeni di radicalizzazione politica, di tensione sociale e di instabilità istituzionale stanno rischiando di mettere a repentaglio la coesione nazionale. Negli Usa è in atto una contrapposizione esasperata fra democratici e repubblicani, con sullo sfondo fatti gravissimi, come il recente omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, quello della dem Melissa Hortman ed i falliti attentati contro il presidente Trump. Nel nostro Paese, invece, nonostante un dibattito pubblico anche aspro, si registra una maggiore capacità, che ci si augura permanga tale, di mantenere il confronto entro confini democratici e non violenti. Questo, come giustamente osserva Ferrara, è anche merito di una destra di governo che ha scelto una linea di responsabilità e di riconoscimento delle regole europee e internazionali. A ciò si potrebbe aggiungere, però, che non si tratta solo di fortuna, come si sostiene nell’articolo, quanto, piuttosto, degli esiti di un lungo e ponderato percorso, iniziato negli anni ’90, dopo il periodo di tangentopoli, che ha dato vita, in Italia, ad un vero bipolarismo, con un’effettiva alternanza di governo fra destra e sinistra, senza la presenza di quei “cordoni sanitari” tutt’ora esistenti in altri Stati europei. Con l’inserimento nelle coalizioni politiche e quindi nella “stanza dei bottoni” dei grandi esclusi della Prima Repubblica, ovvero gli eredi di Pci ed Msi, attraverso la nascita di due poli, uno progressista ed uno conservatore, con all’interno varie sfaccettature, ma di impronta rigorosamente democratica, da un lato si è avviata la maturazione di tutte le forze politiche di entrambi gli schieramenti, dall’altro la quasi totalità dei cittadini si è sentita rappresentata e messa nella condizione di poter concretamente aspirare, votando uno qualsiasi dei partiti presenti in Parlamento, a vedere i propri esponenti di riferimento al Governo, evitando, quindi, pericolosi scollamenti sociali. Una dote dell’Italia di oggi estremamente positiva che andrebbe maggiormente riconosciuta e che, allo stesso tempo, dovrebbe spingerci a non abbassare la guardia: la difesa delle libertà democratiche e del pluralismo richiede impegno quotidiano da parte di tutti. Una stabilità che si fonda sulla responsabilità e sul rispetto delle regole comuni, ma che non deve neanche ridursi ad una “normalizzazione”, per riuscire, nel mentre si garantisce solidità e coesione sociale, a non perdere l’altrettanto fondamentale capacità di visione, che consenta, anche in modo innovativo, di affrontare e sciogliere i nodi strutturali del Paese, dal punto di vista economico, sociale e culturale.