Gli obiettivi di sviluppo sostenibile per misurare le condizioni dei Paesi del mondo
Fare il punto della situazione a dieci anni di distanza e quando ne mancano cinque alla scadenza. Nel 2015, le Nazioni unite hanno adottato la cosiddetta Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, lo strumento che dovrebbe servire ad affrontare le grandi sfide globali. Al netto dello scenario che, per molti versi, appare cambiato rispetto agli anni in cui è maturata la decisione (si pensi, ad esempio, al fenomeno della globalizzazione o all’insorgere di alcuni conflitti bellici di particolare intensità), i Sustainable Development Goals (SDGs), vale a dire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, continuano ad avere una loro centralità, in quanto permettono di coprire un ampio spettro di ambiti con implicazioni di ordine sociale, economico e politico. La novità introdotta nel 2015 è stata quella di provare a pesare questi ambiti, attraverso la previsione di indicatori misurabili, uscendo così da una logica meramente qualitativa per approdare ad una capace di coniugare qualità e quantità uniforme fra tutti i Paesi che hanno aderito all’iniziativa. Incrociando i dati e valutando il loro divenire, è così possibile avere la corretta percezione di dove si sta andando a livello mondiale e di ogni singolo territorio, orientando le politiche pubbliche verso gli elementi di maggiore criticità. Un ragionamento che ha provato a fare anche il Cnel nel suo tradizionale rapporto annuale sulla qualità della pubblica amministrazione, con gli interventi messi in campo pesati non in astratto, ma con riferimento agli obiettivi dell’Agenda 2030.