di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Mentre dai partiti dell’opposizione ci si balocca a svelare falsi scoop su inesistenti voli di Stato della premier a scopo personale o a mettere in difficoltà la stessa in merito all’attacco proveniente da un «sospetto drone» alla “Global Sumud Flotilla” diretta a Gaza, c’è qualcuno che si sta adoperando concretamente per evitare il disastro ovvero il crollo del mercato automotive in Europa. Il mercato dell’auto elettrica nel vecchio Continente rappresenta soltanto un misero 15%, percentuale molto lontana dagli obiettivi posti dall’Ue in termini di emissioni e di utilizzo dell’auto elettrica.
In vista del confronto a livello europeo sui target della decarbonizzazione e sul passaggio alla sola auto elettrica nel 2035, in programma per venerdì 12 settembre a Bruxelles, il governo italiano, nella persona del ministro per le Imprese Adolfo Urso, e il nuovo amministratore delegato del Gruppo Stellantis, Antonio Filosa, si sono incontrati, proprio ieri, affinché l’Ue cambi rotta.
Obiettivo non facile, perché, come spiega oggi La Verità, Ursula von der Leyen dovrebbe trovare la forza – e probabilmente non ce l’ha – di contrastare le richieste di Parigi e Berlino, diverse da quelle italiane che, come convenuto nell’incontro tra Urso e Filosa, dovrebbero puntare sul ripristino della neutralità tecnologica e sulla flessibilità nelle regolamentazioni.
O si cambi rotta o, come dichiarato al quotidiano La Repubblica dal capo Europa Stellantis, Jean-Philippe Imparato, «crolla il mercato». Ovviamente l’Italia risente più di altri Paesi, dell’andamento di Stellantis e per l’Italia, nonché a sostegno e a corredo del dialogo con il governo italiano, c’è il Piano Italia che nelle intenzioni dell’Ad dovrebbe rappresentare «una svolta per il Paese», con i suoi 2 miliardi di euro per gli stabilimenti italiani e 6 per acquisti da fornitori italiani.
Infatti, urge un cambio di rotta anche per un’altra importante filiera: quella della componentistica legata all’Automotive, che nel 2024 ha subito un forte calo e che per il 2025 conta su previsioni che indicano un’ulteriore diminuzione del fatturato (-2/3%) a causa del calo della produzione di autoveicoli e della crescente pressione sui margini dovuta alla transizione verso la mobilità elettrica.
Come UGL siamo, non da oggi, anche con la nostra Federazione dei Metalmeccanici, in prima linea nel sostenere la necessità di un cambio di rotta che, comunque, ha una sua logica, a prescindere dai target posti dall’Ue per il 2035. La realtà sta dimostrando, come sottolineato da Jean-Philippe Imparato, che i target al 2030 e al 2035 in termini di CO2 non sono raggiungibili, «a meno che non si voglia fare crollare il mercato e mandare in pezzi i bilanci dei costruttori».
E noi dell’UGL, per i lavoratori e non solo, decisamente non vogliamo.