di Francesco Paolo Capone

In occasione dell’apertura del Forum di Cernobbio, in corso oggi a Villa d’Este, il managing partner e amministratore delegato di “The European House–Ambrosetti”, Valerio De Molli, ha lanciato l’allarme sul fenomeno dei Neet, rivolto agli imprenditori, ai manager e alla classe dirigente riunita in sala.
I Neet sono i giovani che non studiano, non lavorano, non si formano e purtroppo l’Italia, nonostante gli sforzi fatti nell’ultimo decennio, in particolare, dall’attuale governo, pur avendoli ridotti di un milione di unità, continua ad averne 1,4 milioni.
Più che condivisibile che, nell’ambito di un consesso in cui si intendono tracciare gli scenari di oggi e di domani in termini di strategie competitive, si affronti il tema. I costi economici sono «enormi»: oltre 114,7 miliardi di euro all’anno sono in capo all’Ue, di cui 24,5 miliardi all’Italia, pari a 1,23% del nostro Pil. Ma l’impatto sociale, a mio avviso, è addirittura incalcolabile.
Trattandosi, poi, di un fenomeno maggiormente presente nel Mezzogiorno, l’interconnessione dei Neet con l’economia sommersa – aggiungo – genera un ulteriore alert. Inoltre, considerando che nel 2024, i Neet rappresentavano il 15,2% (11% UE) nella fascia 15-29 anni, il 17,8% tra i 15-29enni diplomati e l’11,8% dei laureati, è evidente che a ciò abbiano contribuito anche i loro percorsi educativi, sicuramente inadeguati. Ecco perché, come UGL, abbiamo speso e continueremo a farlo parole, azioni e convegni, ottenendo riscontri dal governo, a favore della formazione, degli Its, delle politiche attive del lavoro. Torneremo a farlo anche in occasione della prossima manovra.
Come già fatto a suo tempo dall’UGL, non ha dimenticato l’ad di “The European House-Ambrosetti” di sottolineare che, dal 2000 ad oggi, l’Italia è l’unico Paese Ocse in cui i salari reali medi sono diminuiti. È importante e significativo che a ricordare una delle più negative conseguenze, fino a qualche anno fa negata, dell’entrata nell’euro, non sia stato un sindacato ma qualcuno che parla la stessa lingua delle imprese. Di quelle stesse imprese – non tutte, si intende – che fanno fatica a rinnovare i contratti alla scadenza e a farlo con adeguamenti economici congrui, dopo, e nonostante, estenuanti trattative.
La presenza di più di un milione di Neet in Italia fa il paio con un altro fenomeno, peculiare del nostro mercato del lavoro: è pari al 45,6%, ci ha rivelato ieri Unioncamere, la difficoltà di reperimento dei profili ricercati dalle imprese sia per mancanza di candidati (29,2%) sia, “guarda caso”, per preparazione inadeguata (12,9%).
L’attuale classe dirigente è chiamata ad assumersi la propria parte di responsabilità in merito alla condizione delle giovani generazioni presenti e future.
Il problema è grande, ma altrettanto grande è il potenziale su cui l’Italia può ancora fare leva per crescere, anche in vista dell’obiettivo Ue di arrivare con i Neet nel 2030 sotto la soglia del 9%.