OMS: «Serve potenziamento dei servizi»

Secondo i nuovi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre un miliardo di persone convive con disturbi mentali, come ansia e depressione, con conseguenze rilevanti sul piano umano ed economico. Queste condizioni rappresentano la seconda causa di disabilità a lungo termine, aumentando i costi sanitari e riducendo la produttività, con un impatto significativo sull’economia globale. Una delle conseguenze più devastanti dei disturbi mentali è il suicidio che, nel solo 2021 ha causato circa 727 mila vittime, restando tra le principali cause di morte giovanile e mettendo a rischio il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che prevedono di ridurre di un terzo il tasso di suicidio entro il 2030. I numeri sono stati raccolti da due rapporti, World Mental Health Today e Mental Health Atlas 2024, dai quali emerge che solo il 45% dei Paesi dispone di leggi conformi agli standard sui diritti umani e che la spesa pubblica per la salute mentale resta ferma al 2% del bilancio sanitario, con forti disparità tra paesi ricchi e poveri. L’assistenza resta in gran parte ospedaliera, con pochi passi verso modelli comunitari. Dalle analisi dell’OMS. Emerge poi che l’accesso è limitato: meno del 10% delle persone con psicosi riceve cure nei Paesi a basso reddito, contro oltre il 50% in quelli ad alto reddito. Per l’Organizzazione sono necessari «investimenti sostenuti, una maggiore definizione delle priorità e una collaborazione multisettoriale per ampliare l’accesso all’assistenza sanitaria mentale, ridurre lo stigma e affrontare le cause profonde dei problemi di salute mentale».