di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Le dichiarazioni del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon al Meeting di Rimini riportano con forza al centro dell’agenda politica il tema delle pensioni, una delle questioni più sentite dai lavoratori italiani. La proposta di congelare l’aumento dell’età pensionabile previsto dal 2027 e di introdurre una nuova forma di flessibilità in uscita rappresenta un segnale positivo che merita attenzione. L’idea di consentire a tutti i lavoratori, anche a quelli nel sistema misto, l’accesso alla pensione a 64 anni con almeno 25 anni di contributi – utilizzando, su base volontaria, il Tfr come rendita integrativa – è uno strumento innovativo. Da un lato, amplia le possibilità di scelta per chi desidera andare in pensione prima, dall’altro, evita la proliferazione di assegni troppo bassi, garantendo un minimo dignitoso di 1.616 euro, pari a tre volte l’assegno sociale. Si tratta di un approccio che tiene insieme flessibilità e sostenibilità, per i lavoratori e la stessa Inps. Il tema è urgente, specie considerando il quadro tracciato dalla Cgia di Mestre: entro il 2029 oltre 3 milioni di lavoratori italiani – pari al 12,5% della forza lavoro – lasceranno definitivamente uffici e fabbriche. Un vero e proprio esodo, che per il 52,8% riguarda dipendenti privati, 1,6 milioni di lavoratori, per il 25,2% il pubblico impiego, 768mila, e per il 21,9% i lavoratori autonomi, 665mila. Si tratta di un passaggio epocale, derivante dall’andamento demografico della popolazione italiana, dalle conseguenze sociali, economiche e occupazionali significative. Servono strumenti previdenziali adeguati per gestire questa transizione, che, però, non penalizzino i lavoratori. Sia quelli più anziani, alcuni intenzionati a ritirarsi dal mondo del lavoro, altri, invece, a rimanere attivi, sia quelli giovani, alla ricerca di occupazioni stabili e ben retribuite, che solo un adeguato ricambio generazionale potrebbe favorire. In questo quadro, è importante mantenere un equilibrio fondato sulla volontarietà, ampliando le possibilità offerte ai lavoratori, per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale, ma anche quella del nostro tessuto economico e sociale. Meritano attenzione anche la volontà di rafforzare Opzione donna, che riconosce le difficoltà delle lavoratrici spesso gravate dal lavoro di cura, e la conferma di misure incentivanti per chi sceglie volontariamente di proseguire l’attività lavorativa. Sono segnali di un disegno complessivo che punta a coniugare diritti, tutele e libertà di scelta. Nel complesso, una proposta interessante e potenzialmente utile a riequilibrare il pensando al futuro. Ora sarà fondamentale un confronto ampio e costruttivo con le parti sociali, per valutare insieme gli impatti e individuare le modalità migliori per garantire un sistema pensionistico equo che rappresenti un vero e proprio patto sociale tra generazioni.