L’incremento dell’indennità ha favorito una maggiore diffusione fra i padri

L’incremento della indennità riconosciuta per la fruizione del congedo parentale sta avendo dei risvolti positivi. Dal 2022 al 2024, si è infatti registrato un incremento nell’impiego del permesso non obbligatorio, contemporaneo all’intervento messo in campo dal governo che ha, parzialmente e a determinate condizioni, portato l’indennità all’80%. Guardando al solo settore privato e al lavoro dipendente, sono due gli aspetti che emergono con particolare evidenza. In primo luogo, la crescita dei congedi parentali in valori assoluti: nel 2022, i beneficiari erano stati poco meno di 352mila; nel 2023 sono stati circa 361mila; nel 2024, hanno sfiorato le 412mila unità. Un aumento ancora più significativo, se consideriamo che nello stesso periodo tutte le altre voci registrano un decremento molto significativo soprattutto se si confronta il 2024 con il 2022 (i commercianti, ad esempio, scendono da 1.094 a 416), con la gestione separata che sembra recuperare un poco nell’ultimo anno. Il secondo elemento di valutazione, sempre guardando al lavoro dipendente, rimanda alle dinamiche madre-padre. Si è sempre sostenuto, a ragione analizzando i numeri, che l’indennità al 30% della retribuzione scoraggiava l’utilizzo del congedo da parte del genitore con la retribuzione più, quasi sempre il padre. L’aumento dell’indennità ha prodotto una maggiore richiesta al maschile: nel 2022, i beneficiari erano 78.569, sono diventati 96.586 nel 2023 e 123.755 nel 2024, senza peraltro ridurre la fruizione al femminile.