di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo di Milano non rappresenta soltanto la conclusione di un’occupazione durata oltre trent’anni. È il segnale che non possono più esistere zone franche dove la legalità viene sospesa e sostituita da regole proprie, a discapito dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese che ogni giorno rispettano la legge. Per troppo tempo, la proprietà di quell’immobile è stata privata del suo diritto, subendo danni economici enormi e vedendo continuamente rinviata l’esecuzione di uno sfratto legittimo. Ma c’è un aspetto ancor più grave: nei locali occupati si sono svolte attività economiche che nulla avevano a che fare con la legalità. Chiunque gestisca un ristorante, un bar, un locale di intrattenimento o un’attività culturale sa bene quali oneri ricadano su di lui: imposte, contributi previdenziali, diritti d’autore per gli spettacoli, norme stringenti sulla sicurezza, controlli igienico-sanitari, piani di evacuazione, formazione obbligatoria per i dipendenti, assicurazioni e responsabilità civili. Sono obblighi costosi, ma indispensabili a garantire il rispetto della legge, la tutela dei clienti e la dignità dei lavoratori. Nel Leoncavallo, come in altri centri sociali occupati, tutto questo non è mai esistito. Si organizzavano concerti, si servivano alimenti e bevande, si impiegava personale più o meno stabile, ma senza rispetto delle normative. Una zona grigia dove, dietro la retorica del volontariato e della cultura alternativa, si celavano attività lucrative. Non spazi di solidarietà, ma vere e proprie imprese abusive che hanno generato profitti senza pagare tasse, né rispettare i più elementari standard di sicurezza. Tutto ciò configura una concorrenza sleale intollerabile nei confronti di chi opera onestamente sul mercato, rispettando leggi e contratti. Questo è il punto da ribadire con forza: non è solo una questione di proprietà privata, ma di diritti collettivi. I diritti degli utenti, che devono poter entrare in un locale sicuri che vi siano uscite di emergenza funzionanti, impianti a norma, cibi e bevande controllati. I diritti dei lavoratori, che devono poter contare su un contratto, contributi regolari, copertura assicurativa e rispetto delle norme sulla salute e sicurezza. I diritti degli imprenditori e commercianti, che non possono essere messi in ginocchio da chi sfrutta illegalità e impunità per abbattere i costi. In questo senso, lo sgombero del Leoncavallo è un atto di giustizia nei confronti di tutti quei cittadini che rispettano la legge, pagano le tasse e lavorano ogni giorno nel rispetto delle regole. La legalità non è un optional, e i diritti non possono essere a geometria variabile. Non possono esserci zone dove lo Stato arretra, tollerando per decenni situazioni di privilegio in barba alle regole comuni. Se vogliamo costruire una società davvero equa, dobbiamo partire dal rispetto delle regole: le stesse, per tutti.