Zelensky: «Pronto a incontrare Putin»

Quello consumatosi nella notte è stato uno dei raid più massicci dell’esercito russo nelle ultime settimane e che rischia di vanificare gli sforzi della comunità internazionale per risolvere il conflitto mentre si fa largo la possibilità, riferita al “Guardian” da alcuni funzionari della Casa Bianca, che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, possa farsi da parte nei negoziati, almeno in una prima fase. Lanciati, anche contro obiettivi civili, oltre 570 droni e almeno 40 missili, secondo un bilancio fornito da Kiev. «Siamo pronti a ogni tipo di colloqui, ma non accettiamo un ultimatum», ha fatto sapere oggi il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dettando una condizione per il faccia-a-faccia che si potrebbe tenere a Istanbul, Vienna, Ginevra o Budapest: «Vogliamo prima arrivare a un accordo sulle garanzie di sicurezza, solo dopo incontrerò Putin». «Inutile stabilire garanzie prima del faccia a faccia», è stata – secca – la replica di Mosca, affidata al ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, secondo il quale le garanzie di sicurezza dovrebbero ricalcare quelle discusse a Istanbul, nel corso dei colloqui del 2022, che prevedevano il coinvolgimento dei Paesi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, inclusa la Russia. Intervenendo nel corso di una conferenza stampa, Lavrov ha rilanciato la presunta questione sulla «legittimità» di Zelensky, il cui mandato è scaduto un anno fa (la guerra, scatenata dall’invasione su larga scala da parte della Russia, ha reso de facto impossibile indire nuove elezioni).