di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Ormai manca poco al nuovo anno scolastico, tra poche settimane milioni di studenti torneranno tra i banchi di scuola e nelle aule universitarie. Ma questo nuovo inizio deve essere letto anche alla luce di una sfida più ampia: quella del futuro occupazionale e dello sviluppo economico del Paese. I dati diffusi dal Sole 24 Ore, basati sulle previsioni Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, attestano che entro il 2029 le imprese italiane avranno bisogno di circa 2milioni e mezzo di profili professionali tecnici, fra laureati e diplomati, con un fabbisogno complessivo di 3,7 milioni di lavoratori. Una domanda impressionante, trainata dalle trasformazioni digitali, ecologiche e tecnologiche che stanno ridisegnando i mercati. Tra i profili più richiesti ci saranno ingegneri, informatici, matematici, fisici, economisti, diplomati ITS Academy, tecnici della meccanica e della logistica.  Il futuro del lavoro sarà segnato da due pilastri trasversali: le competenze digitali e quelle green. Entro il 2029, circa due terzi dei lavoratori dovranno possedere competenze ambientali intermedie o avanzate, mentre 2,2 milioni dovranno avere solide competenze digitali. Eppure, proprio nei settori strategici il nostro Paese rischia di non essere pronto. Secondo le stime, mancheranno ogni anno fino a 18mila laureati nelle discipline Stem, senza contare il deficit nei percorsi tecnico-professionali, dove si prevede un gap di migliaia di giovani diplomati all’anno. Le opportunità, quindi, ci sono e ci saranno, ma vanno colte attraverso un migliore allineamento tra scuola, università e mondo del lavoro, con percorsi di orientamento adeguati e un’offerta formativa che aiuti ragazzi e famiglie a superare quei pregiudizi culturali che portano molti giovani a scegliere percorsi di studio non adeguati al contesto economico contemporaneo o, addirittura, all’abbandono scolastico, quando, invece, nei percorsi tecnici e tecnologici che si concentrano le maggiori opportunità di lavoro. Il rischio è quello di un mismatch strutturale che comprometta la competitività del sistema produttivo italiano. Un problema duplice, che riguarda gli stessi ragazzi che rischiano di perdere opportunità fondamentali per il proprio inserimento nel mondo del lavoro e nella società, ritrovandosi poi costretti ad accettare lavori insoddisfacenti, perché privi delle competenze necessarie, e che interessa le nostre imprese, che non trovano i profili professionali di cui hanno bisogno per crescere e innovare, con conseguenze negative per il sistema produttivo, per la crescita economica del Paese e con effetti a cascata sulla composizione demografica del Paese. Un progetto complessivo per un pieno ed efficace inserimento lavorativo ed economico delle nuove generazioni, per una loro piena inclusione sociale, deve partire dalla scuola e l’auspicio è che il nuovo anno scolastico sia l’occasione per un cambio di passo.