Le vacanze degli italiani cambiano, per i rincari e non solo. Aumentano i prezzi e cambiano le abitudini: solo un italiano su due alle prese con le classiche ferie d’agosto

Gli stabilimenti balneari, al centro delle polemiche sul “caro ombrellone”, assieme alle piscine segnano – questi i risultati di un’indagine Codacons su dati Istat – aumenti medi del 3,4%. Ma i maggiori rincari riguardano soprattutto altre voci di spesa legate alle vacanze estive: i trasporti, per i quali nel mese di luglio si osserva un’impennata dei prezzi dei voli, soprattutto di quelli nazionali, che segnano un aumento del 36%, mentre quelli europei hanno un incremento più contenuto, del 5,5%, e delle tariffe dei traghetti, con un +11%. Con tutte le conseguenti riflessioni sull’utilità del Ponte sullo Stretto. Non meno importanti gli aumenti legati agli alloggi: i pacchetti vacanza nazionali salgono del 10,3%, i prezzi di villaggi turistici e campeggi aumentano del 15,7%, mentre bed and breakfast, case vacanza e altre strutture ricettive vedono una crescita dei costi pari al 6%. Anche l’ingresso a musei e monumenti storici non fa eccezione, con un incremento dei biglietti del 4%. Il tutto mentre la stessa Istat registra un aumento generale dell’indice nazionale dei prezzi al consumo molto più contenuto: lo 0,4% su base mensile e l’1,7% su base annua. Di fronte a questi rincari concentrati sui mesi di luglio e agosto e complice la possibilità, con l’attuale organizzazione del lavoro, di ferie distribuite lungo tutto o quasi l’arco dell’anno, aumenta in modo significativo il numero di italiani che decide di rinunciare del tutto alle vacanze nei mesi più caldi, dal punto di vista non solo climatico, ma anche economico. E, a fronte di arrivi massicci di stranieri, che portano anche a parlare di “overtourism”, specie nelle città d’arte, fra gli italiani, una quota ormai vicina alla metà della popolazione, il 49%, rinuncia alle classiche “ferie d’agosto”, decidendo, magari, di viaggiare in altri periodi dell’anno.