Dopo Marche e Umbria, chiesto l’allargamento anche ad alcune aree del Lazio
La decisione di estendere la Zona economica speciale Unica del Mezzogiorno anche alle Marche e all’Umbria è stata accolta positivamente dai territori interessati, con i sindacati, in particolare Ugl e Cgil, che chiedono di valutare con attenzione l’ipotesi di un ulteriore allargamento pure ad alcune aree del Lazio, in particolare quelle colpite dal sisma del 2016 e delle province di Latina e Frosinone. Del resto, i numeri della Zes Unica evidenziano la centralità di questo strumento, nato dalla sintesi delle precedenti Zes regionali. Nei primi diciotto mesi dalla introduzione di questa innovazione, sono stati investiti 27,5 miliardi di euro, a fronte di un investimento pubblico di 4,8 miliardi di euro. Le aziende autorizzate sono state 750, mentre i posti di lavoro creati sono quantificati, a regime, in 35mila unità. I numeri, rappresentati in uno studio prodotto da Ambrosetti, segnalano una forte dinamicità in Campania, dove si concentra il 47,4% delle autorizzazioni e quasi la metà della nuova occupazione. A seguire la Puglia (22,1% della autorizzazioni) e la Sicilia (14,7%). Al netto dei numeri, la vera novità che porta con sé la Zes è l’abbattimento dei tempi di espletamento delle procedure autorizzatorie che si concludono, in media, nell’arco di trenta giorni, grazie anche al potenziamento della digitalizzazione delle istanze. Fra le agevolazioni, anche il credito di imposta sui macchinari.