di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Per decenni il Mezzogiorno è stato considerato una “questione irrisolta”, una terra dalle potenzialità straordinarie, ma bloccata da ritardi infrastrutturali, inefficienze burocratiche e politiche frammentarie. Oggi, invece, guardando ai dati, alle scelte strategiche e alle nuove condizioni geopolitiche, sembra in atto un cambiamento: è arrivato, finalmente, il momento del Sud? I numeri parlano chiaro. Negli ultimi tre anni, secondo Istat e Svimez, le dinamiche di crescita e di sviluppo del Mezzogiorno sono state positive: l’occupazione nel Sud è aumentata in valori assoluti più che nel resto del Paese; il PIL è cresciuto più della media nazionale; gli investimenti sono ripartiti, grazie anche all’effetto della creazione della ZES Unica e delle risorse del Pnrr, circa 80 miliardi di euro, e poi 40 miliardi dagli accordi di coesione, oltre ad altri fondi di sviluppo. In totale, parliamo di oltre 120 miliardi di euro a disposizione per trasformare il volto del Mezzogiorno. Risorse imponenti, che vanno spese rapidamente, con tempi certi e progetti concreti, evitando la paralisi decisionale che in passato ha bloccato opere strategiche. Oggi, il Sud si trova in una posizione unica nel contesto internazionale. Nella nuova prospettiva geopolitica, il Mezzogiorno è testa di ponte tra l’Europa e il Sud Globale, candidato naturale a diventare un grande hub energetico, industriale, logistico e commerciale. Il Piano Mattei e gli accordi multilaterali con diversi Paesi africani aprono scenari di cooperazione e sviluppo senza precedenti. In questo scenario, il via libera alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina rappresenta più di un’opera infrastrutturale: è un cambio di paradigma. Significa unire in maniera stabile la Sicilia al resto del Paese, potenziare la logistica portuale e retroportuale, rendere il Sud il fulcro dei flussi commerciali nel Mediterraneo. Anche la creazione della Cabina di regia interministeriale per il Sud è un passo nella giusta direzione, perché garantisce coordinamento e visione strategica unitaria. Adesso, però, serve determinazione politica e un impegno reale delle istituzioni, delle parti sociali e delle comunità locali per trasformare le risorse in sviluppo, i progetti in cantieri, e le promesse in lavoro stabile e dignitoso. Senza dimenticare che, oltre alla pur fondamentale questione dei trasporti e delle infrastrutture, serve anche altro. Innanzitutto, servizi e welfare, poi sostegno alla digitalizzazione ed all’innovazione e, infine, formazione. Per aiutare lavoratori, famiglie e imprese, comprese quelle più piccole. Con la prospettiva di un pieno sviluppo del Mezzogiorno, anche per fermare l’emorragia di giovani qualificati che lasciano la propria terra per cercare altrove opportunità che dovrebbero e potrebbero, invece, trovare nel nostro Paese.
MARCINELLE: L’UGL ALLA COMMEMORAZIONE, L’8 AGOSTO DIVENTI GIORNATA EUROPEA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO
Una delegazione dell’Ugl, guidata dal segretario generale Paolo Capone, presente alla cerimonia ufficiale nella miniera di Bois du Cazier, in Belgio, per ribadire l’urgenza di contrastare il fenomeno dei morti sul lavoro. Convocata la segreteria confederale a Marcinelle per sostenere attivamente il riconoscimento dell’8 agosto come Giornata europea della sicurezza sul lavoro