di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Torna d’attualità il tema previdenza, dopo la fotografia scattata dall’Inps con gli ultimi dati sulle pensioni e poi con le parole di oggi del sottosegretario al Lavoro Durigon, in un’intervista a La Repubblica. L’immagine complessiva è quella di un sistema previdenziale italiano che si sta trasformando, con una crescita delle pensioni di vecchiaia ed un arretramento di quelle anticipate. Una tendenza osservabile nei dati relativi al 2024, che si sta riproponendo anche nell’anno in corso, frutto certamente della revisione dei requisiti, ma anche negli incentivi che spingono molti lavoratori, anche a fronte dell’aumento del costo della vita causato dall’inflazione, a rimanere attivi più a lungo. Il contesto complessivo che ne deriva è quello di un’età media di pensionamento che si allunga e che oggi è pari a 64,8 anni. Una questione molto complessa, fra esigenze di sostenibilità dei conti pubblici, invecchiamento attivo e necessità di favorire, d’altro canto, i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro, non solo a loro vantaggio, ma anche per la tenuta a lungo termine del sistema economico e dello stesso sistema previdenziale. Il metodo delle quote sta esaurendo la propria efficacia, come dimostrato dal numero di richieste per Quota 103, che nel 2024 sono state pochissime, «solo 1.153», ed un ragionamento simile vale per Opzione Donna, che ha visto un calo fisiologico. Segni evidenti della necessità di riformulare le misure sulla flessibilità in uscita, mentre a breve, da gennaio 2027, dovrebbe scattare un altro aumento di tre mesi per la pensione di vecchiaia, legato alla crescita della speranza di vita. Il governo sembra intenzionato ad affrontare tutte queste situazioni, come confermato da Durigon, che ha sottolineato che già oggi l’Italia è già tra i Paesi con l’età pensionabile più alta d’Europa e che servono soluzioni immediate per bloccare subito il nuovo incremento dei requisiti anagrafici per l’uscita dal mondo del lavoro e poi misure strutturali per consentire un’adeguata flessibilità in uscita. Individuando nei 64 anni «la soglia di libertà pensionistica» non solo per i contributivi, ma anche per chi è nel sistema misto, trovando nuove formule anche per le lavoratrici donne e, infine, rafforzando la previdenza complementare. Proposte interessanti, da approfondire riprendendo al più presto il dialogo tra governo e sindacati sul tema pensionistico, in vista della prossima legge di bilancio, per definire strumenti che permettano una concreta flessibilità in uscita, utile non solo ai pensionandi, ma anche all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, per spezzare il circolo vizioso dell’invecchiamento progressivo della forza lavoro italiana e rendere, attraverso un pieno coinvolgimento delle nuove generazioni, più solido il nostro stesso sistema previdenziale, non solo nel presente, ma anche a lungo termine.