Lo sblocco delle assunzioni comincia a produrre effetti; decisivi i rinnovi contrattuali
La spesa per i redditi da lavoro dipendente nel pubblico impiego è data in crescita nel 2025, quando raggiungerà i 201 miliardi di euro, con un incremento del 2,3% rispetto al 2024. Un aumento più alto dell’inflazione che, verosimilmente, si registrerà nell’anno in corso. Inoltre, sulla base delle risorse già stanziate con la legge di bilancio, la spesa per i redditi da lavoro dipendente nel pubblico impiego aumenterà anche nei prossimi tre anni, rispettivamente del 2,4% (2026), dello 0,5% (2027) e dell’1,7% (2028). Sono alcuni dei numeri contenuti nella relazione della Corte dei conti sul costo del lavoro nella pubblica amministrazione, appena presentato in Parlamento. La Corte dei conti allarga lo sguardo agli ultimi dieci anni: dal 2015 al 2024, le retribuzioni contrattuali sono cresciute in linea con il dato dell’inflazione (il riferimento è all’indice Ipca), con la sola eccezione del 2022 e del 2023, in coincidenza con la decisa impennata dei prezzi. Di converso, sempre secondo la Corte dei conti, la pubblica amministrazione sembrerebbe aver colmato il divario che si era aperto con il settore privato a partire dal 2009. Grazie alle assunzioni poste in essere negli ultimi anni, si sta registrando un deciso ricambio generazionale, mentre sono aumentati gli investimenti in formazione, per l’aggiornamento delle competenze e per la valorizzazione del merito dei dipendenti pubblici dei diversi comparti.