Seppure con lentezza, inizia a ridursi il gap con le altre aree del Paese

La crescita dell’occupazione in Italia è stata più marcata nel Mezzogiorno, rispetto alle altre macroaree territoriali. La certificazione di ciò arriva dall’Istat nel suo report sullo stato del Paese nel 2024. A livello nazionale, l’aumento degli occupati è stato, infatti, dell’1,6%, con il Sud che, però, è arrivato al 2,2%. Le quattro regioni del Centro Italia (Toscana, Marche, Umbria e Lazio) sono cresciute nel complesso dell’1,8%, mentre il Nord-Ovest ha chiuso perfettamente in linea con la media nazionale (1,6%). Il Nord-est, infine, si è fermato allo 0,9%. Si tratta di numeri che vanno chiaramente interpretati, in quanto risentono di due condizioni. In primo luogo, il Meridione, Isole comprese, parte da una situazione di profondo svantaggio, con tassi di occupazione sia maschile che femminile molto indietro rispetto alla media nazionale e, soprattutto, alle performance delle regioni nord-orientali. Il secondo aspetto rimanda, invece, all’azione del governo che ha inteso prorogare e rafforzare le misure che incentivano le assunzioni stabili principalmente nelle aree sottoutilizzate del Mezzogiorno e per le categorie maggiormente esposte al rischio di disoccupazione di lunga durata. Tali misure, invocate dai leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl nei diversi incontri con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, sono fondamentali per accompagnare la creazione di nuovi posti di lavoro.