di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Difendere i diritti dei lavoratori e lottare per la salute e sicurezza sul lavoro vuol dire, innanzitutto, combattere la piaga dell’illegalità, dello sfruttamento e del caporalato. Problemi che l’opinione pubblica è abituata considerare di pertinenza di alcuni settori specifici, in primis agricoltura ed edilizia, come confermano molti casi di cronaca, ad esempio la recente tragedia di Napoli. Eppure, anche altri ambiti produttivi non sono esenti da questi fenomeni. Lo dimostrano le inchieste che hanno travolto alcuni dei più importanti marchi del lusso, cinque i casi riguardanti grandi firme, che impongono di mettere sotto la lente d’ingrandimento anche il sistema della moda, dove, nei laboratori che confezionano abiti e accessori per grandi ed anche piccoli marchi del settore, si verificano troppo frequentemente situazioni di illegalità. Una filiera opaca, caratterizzata da esternalizzazioni incontrollate e subappalti a cascata, verso, anche questo va detto, imprese spesso di proprietà straniera, nelle quali vige in molti casi una diffusa elusione delle norme sul lavoro e sulla sicurezza. Una situazione intollerabile nel territorio di uno Stato, come quello italiano, che dovrebbe essere all’avanguardia dal punto di vista del rispetto dei diritti dei lavoratori. «Comportamenti illeciti che compromettono la reputazione dell’intero comparto» ha dichiarato, giustamente, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso, perché, se la moda è un fiore all’occhiello del nostro Paese in termini di stile e qualità, deve esserlo anche da quello del pieno rispetto delle norme sul lavoro, per ragioni etiche e di legalità, come anche, prosaicamente e dal mero punto di vista economico, per evitare contraccolpi reputazionali che ne potrebbero minare l’appeal e la competitività sui mercati, anche alla luce delle maggiori criticità ora presenti a causa dei dazi statunitensi, che coinvolgono anche questo settore. Per arginare gli illeciti, è allo studio del governo un’apposita certificazione di sostenibilità e legalità delle imprese del comparto, che attesti il rispetto delle regole all’interno della filiera che fa capo al titolare del marchio, un primo passo importante ed un segnale di attenzione di fronte a problematiche ormai decennali, che andavano finalmente affrontate, da mettere in correlazione con il recente Ddl sulle piccole imprese, perché ogni forma di aiuto ed incentivo va subordinato al rigoroso rispetto delle norme. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Calderone, ha, invece, assicurato un potenziamento dell’attività ispettiva, con l’autorizzazione all’assunzione di 500 unità di personale ispettivo Inps e Inail. Servono controlli capillari, un sistema sanzionatorio rigoroso per chi sfrutta e un premio concreto per le imprese virtuose che rispettano le regole, per far sì che il settore moda sia un vanto del Paese, anche dal punto di vista del rispetto del lavoro e dei lavoratori.