di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

I dati Inps sul primo semestre 2025 fotografano un quadro del nostro sistema pensionistico in evoluzione, con un calo significativo delle pensioni anticipate che merita una riflessione attenta e approfondita. Nel dettaglio, le uscite anticipate sono passate da circa 118mila nel primo semestre del 2024 a 98mila nei primi sei mesi del 2025, segnando una riduzione del 17,3%, che, secondo le stime dell’Istituto, dovrebbe attestarsi attorno all’11% su base annua. Un trend che, al di là dei numeri, impone di affrontare alcune criticità strutturali del nostro sistema previdenziale. Sempre più lavoratori rinunciano alla pensione anticipata, alcuni per scelta consapevole, ma tanti altri per motivi economici, con il passaggio al metodo di calcolo interamente contributivo, non ritenendo fattibile e vantaggiosa questa opzione. Per molti, in sostanza, restare qualche anno in più al lavoro diventa quasi obbligatorio per garantirsi un futuro dignitoso, specie in un contesto di crescita del costo della vita. Condivisibile l’obiettivo di garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo, con scelte orientate alla responsabilità e alla tenuta dei conti pubblici. Un sistema previdenziale equo, però, non può essere solo sostenibile, ma deve anche essere accessibile. A monte, resta da superare un problema di salari e stipendi troppo bassi, che si traducono in pensioni non sufficienti, come conferma la persistente distanza tra uomini e donne negli importi pensionistici. L’assegno medio liquidato alle donne nel primo semestre 2025 è stato pari a 1.009 euro al mese, il 30,37% in meno rispetto agli uomini, che percepiscono in media 1.449 euro. Un divario che riflette quello dei salari generalmente più bassi delle donne a causa di carriere spesso più brevi o discontinue, determinate dall’impegno delle donne nel lavoro di cura e nella maternità, con effetti negativi sul lavoro e sulla retribuzione. Così come, altro elemento di spicco fra i dati forniti dall’Inps, la crescente concentrazione delle pensioni nel Nord Italia, che ora rappresenta il 51% del totale. Un segnale che richiama alla necessità di tenere alta l’attenzione sulle disuguaglianze territoriali e sul sostegno alle aree più fragili, dove l’accesso al lavoro stabile e alle tutele previdenziali resta ancora troppo disomogeneo. Affrontare la questione pensionistica mettendo al centro le persone e la dignità delle pensioni significa affrontare il problema salariale, quello della conciliazione e della valorizzazione del lavoro delle donne, dello sviluppo del Sud, ma anche rilanciare forme di pensione integrativa accessibili, individuare modalità di organizzazione del lavoro tarate su una popolazione attiva che invecchia, tema legato a quello della salute e sicurezza, ed impostare un sistema di flessibilità in uscita che permetta ai lavoratori di scegliere quando andare in pensione senza essere penalizzati in modo sproporzionato. Il giusto equilibrio tra sostenibilità e giustizia sociale è la vera sfida da affrontare.